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TEATRO/ Quando Karol Wojtyla "studiava" da papa sul Miguel Mañara…

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Si interesserà sempre in prima persona degli allestimenti, dei passi umani e delle scoperte di quei compagni d’avventura che, in quell’appartamento, avevano cominciato a gettare le basi di un nuovo teatro. Consiglia loro i testi da fare, tra questi anche La Divina Commedia di Dante. Si informa dei fatti di tutti i giorni, dei loro successi, delle loro scoperte e interviene quando si creano forti tensioni. Caldeggia l’attività di un teatro che è un servizio alla verità attraverso la parola dei poeti, uno strumento per dare voce clandestina alla grande letteratura polacca (non solo teatrale) e quindi contribuire a mantenere viva una tradizione nell’istante storico in cui stava per essere travolta.

 

Studia allestimenti essenziali, dove l’assenza di movimento e la totale centralità dell’attore sono finalizzati a «distruggere finalmente le pareti del teatro, le strettoie dei canoni e degli schemi, delle convenzioni, in modo che niente limiti l’immaginazione dello spettatore, in modo che sia sufficiente una parola dell’artista sulla scena, per condurre la platea in un altro spazio, in un altro tempo».

 

 

Così scrive nel 1948 all’amico Mieczyslaw Kotlarczyk, anima e leader del “loro” teatro di Cracovia. Scriverà come seminarista, come sacerdote, come Cardinale e come Papa, firmandosi Lolek e chiamandolo affettuosamente Miecio. Con lui sceglie la forma epistolare per alimentare un ininterrotto attaccamento a quelli dell’appartamento dei Debowski. Ha bisogno di loro: «… fammi sapere degli altri nostri conoscenti. E per quanto riguarda il lavoro? L’università è chiusa. Il teatro sta in piedi. Affido alla Provvidenza te e i tuoi. Bacio le mani». E attinge spunti di conforto dalla loro baldanza: «ho trovato un amico che è simile a noi; un folle Homo Theatralis, anima gemella». Attraverso il Teatro Rapsodico vive l’ininterrotta opportunità di guardare attori all’opera e di apprendere l’assoluta forza evocativa del teatro. E, quando l’amico Miecio muore d’infarto nel febbraio del 1978, il Cardinale Karol Wojtyla presiede ai suoi funerali.

 

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