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TEATRO/ Quando Karol Wojtyla "studiava" da papa sul Miguel Mañara…

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 Neppure dopo questo improvviso lutto tralascia la dedizione al teatro. Scrive originali opere teatrali e straordinarie raccolte di poesie, note oggi in tutto il mondo. E’ a Roma nel 1971, ma ancora riconoscente dell’insegnamento ricevuto alla scuola dei suoi amici scrive che «il palcoscenico si è messo a disposizione della parola di vita. Tuttavia la parola, la viva parola, rimane sempre il compito centrale e la conquista fondamentale del teatro».


Il futuro pontefice dedica al Teatro Rapsodico quattro saggi critici, comparsi su un settimanale polacco tra il 1952 e il '61, dove studia e analizza l’Amleto. Sotto lo pseudonimo di Andrzej Jawien afferma che il teatro è specchio della vita e costringe, con la seducente carezza della finzione, a non evitare lo specchio della verità. Indagando tra le pagine del capolavoro di Shakespeare, Wojtyla sottolinea come nell'Amleto si assiste ad uno spettacolo nello spettacolo e che «gli attori, arrivati a Elsinor, danno alla corte del re e davanti ad Amleto una recita. Mettono in scena una finzione che invece è la verità. Il dramma interiore di Amleto si infrange di fronte allo specchio del teatro che smaschera e scopre la finzione».

 

È attraverso la finzione che la verità risponde al nostro elementare bisogno di bellezza. Questo è il teatro che Karol ha imparato dagli amici di Cracovia. E in questi articoli, fondamentali per comprenderne la forza pedagogica per la nostra cultura, dopo secoli di condanna della finzione teatrale e nel momento in cui il teatro si trasforma in puro spettacolo e in costante distrazione, Wojtyla ne riabilita ed esalta la vocazione, con un appello all’uomo contemporaneo, che è un monito di speranza lanciato profeticamente ad ogni angolo della terra «… che la sua Chiesa diventi Teatro e accenda in esso - nell’assemblea, come in un parlamento dell’arte nazionale, lo Spirito della Nazione…».

 



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