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TEATRO/ Quando Karol Wojtyla "studiava" da papa sul Miguel Mañara…

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Il trombettiere appare da una finestrella della torre più alta ed esegue una melodia per tutti quelli che si trovano giù nella piazza, ma le note si interrompono con un acuto straziante. Una antica leggenda racconta che una freccia ha trapassato il collo di un trombettiere che annunciava l’attacco nemico alla città. La finestra si richiude e nasconde, con discrezione, questo suggestivo simbolo della Polonia e di Cracovia, la città dove si impara, come in un’aula scolastica, l’amore per la verità dell’arte.


È qui, in questa nazione ferita, che il ventenne Karol Wojtyla partecipa alle prove del Miguel Mañara, quando alcuni arresti all’interno del gruppo rendono impossibile continuare l’allestimento. La sua singolare dedizione al teatro lo porta poi a confrontarsi con la regia di opere di Norwid e di Krasinski. Come attore partecipa alla messa in scena di diversi drammi presso la scuola di Kalvaria, dove interpreta anche il difficile ruolo di Emone nell’Antigone di Sofocle.


Frequenta spesso i teatri di Cracovia per vedere da vicino, sul palco, i capolavori della tradizione. Prende parte alle attività dello Studio 39, una scuola di arte drammatica che prepara attori per allestire grandi spettacoli all’aperto. E, nell’agosto del 1941, durante l’occupazione, partecipa ad una riunione segreta nell’appartamento dei signori Debowski, dove nasce il Teatro Rapsodico che verrà chiamato Teatro Nostro. Nell’ottobre del 1942 entra nel seminario clandestino di Cracovia. Lascia perciò l’attività teatrale e i suoi amici teatranti ma, di fatto, non li abbandonerà mai più.


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