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COMUNISMO/ La torre di Praga, il "nido" delle spie di regime per quasi 50 anni

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A Praga puoi passare intere giornate a salire e scendere da torri e campanili, ma la nuova attrazione da due settimane sta in cima al campanile di San Nicola in Malá Strana, dove è stato aperto al pubblico uno dei punti d’osservazione utilizzati dalla polizia segreta (StB) durante l’epoca comunista.

 

San Nicola balza subito all’occhio mentre affronti la salita al Castello: è un autentico distillato del barocco boemo, una costruzione gigantesca eretta al centro di Malá Strana tra il 1673 e il 1752. Vi lavorarono soprattutto i Dientzenhofer, mentre il campanile - che ha anche un ingresso indipendente sulla piazza - fu terminato da Anselmo Lurago. Ed è proprio qui che l’Agenzia ABL, incaricata dalla municipalità praghese di gestire alcuni monumenti cittadini, ha scoperto nell’agosto scorso l’ex “nido” dei servizi segreti.

 

«La postazione in sé era molto ben conservata» ha spiegato il direttore dell’ABL, M. Barta: c’erano ancora le etichette della birra bevuta dagli agenti e incollate alle pareti, assieme a poster, fotografie, giornali e persino la latrina fai-da-te collegata alla grondaia e assolutamente necessaria se si pensa alle lunghe ore di appostamento e ai 306 gradini che separano il “nido” dalla piazza. L’ABL ha investito una cifra pari a circa 40.000 euro per mettere in sicurezza accesso, scale e impianto elettrico, mentre per la parte storico-culturale hanno collaborato il Museo della polizia e l’Archivio della Sicurezza.

 

Chiamata in codice “kajka”, ossia anatra, da lì gli agenti si immergevano a pescare i movimenti di auto e persone nei pressi e persino all’interno delle ambasciate americana e di altri paesi occidentali (compresa quella italiana, sulla via Nerudova); le informazioni erano inviate via radio alle pattuglie mobili che operavano in zona.

 

Attiva dagli anni ‘50 all’89, la postazione era anche soprannominata «l’angolino dei nonni», perché destinata perlopiù ad agenti di una certa età. È pur vero che, come ha ricordato lo storico J. Reichl, nell’ambito del dissenso molti sapevano che lassù c’era un punto di osservazione, perciò i più furbi si davano appuntamento proprio alla base del campanile, dove non potevano essere visti!

 

Dal libro Praga dall’obiettivo della StB, pubblicato dall’Istituto per lo studio dei regimi totalitari, apprendiamo che già nel marzo ‘48, subito dopo il colpo di stato che aveva portato al governo i comunisti, fu istituito il primo nucleo di polizia politica specializzato nella sorveglianza dei cittadini. Se nel settembre ‘49 i “paparazzi di stato” erano solo 14 e avevano a disposizione un’unica macchina fotografica, pian piano il dipartimento si è gonfiato fino a contare, nell’89, 795 effettivi in grado di sorvegliare costantemente 523 persone e altri oggetti sensibili, comprese 12 ambasciate.

 

L’attività di spionaggio dei servizi cecoslovacchi non raggiungeva forse l’isterismo tedesco-orientale (al museo della Stasi a Berlino si possono vedere i barattoli per i cani-poliziotto con le pezzuole intrise del sudore degli imputati, proprio come nel film Le vite degli altri, e un annaffiatoio per cimiteri contenente una macchina fotografica), tuttavia pare fossero almeno una settantina i punti d’osservazione fissi sparsi nella capitale.

 

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