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ARTE/ Chagall, l’ebreo che ha incontrato Cristo nel "miracolo" del quotidiano

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M. Chagall, Il figliol prodigo (1975-76)  M. Chagall, Il figliol prodigo (1975-76)

 

Le sue tele si riempiono di immagini pescate con libertà dalla tradizione iconografica narrativa cristiana e da quella simbolista ebraica; Cristo in croce porta il tallet, lo scialle rituale per la preghiera, diventando emblema della persecuzione del popolo ebraico, il gallo ebraico che ha il potere della preveggenza ricorda ai cristiani il tradimento di Pietro, la sposa e lo sposo che sono il segno del patto tra Dio e il popolo d’Israele possono alludere all’interpretazione della Chiesa come sposa di Cristo.

 

Se la sua arte è profondamente religiosa, non è però arte sacra. Eccocosa ci dice l’artista stesso in proposito: “La fede religiosa è necessaria per l’artista? L’Arte, in generale, è un atto religioso. Ma sacra è l’Arte creata al di sopra degli interessi: gloria o altro bene materiale. […] L’arte mi sembra essere soprattutto uno stato d’animo” (Marc Chagall, Conferenza pronunciata a Chicago nel 1958)

In queste parole dell’amico Abram Efros, scritte nel 1918, si intravede il segreto di Chagall. “Nei racconti per bambini il legame preferito e più comune tra gli avvenimenti è l’espressione «all’improvviso», […]; l’espressione «all’improvviso» avverte l’ascoltatore che questo insieme onnipotente di possibilità sta ora per esplodere in una in una delle sue bizzarrie. Traduciamo questo «all’improvviso» nel linguaggio del visionario e otterremo «miracolo». Ma non «miracolo» nel senso di eccezione inconsueta e rarissima che viola le leggi della natura, bensì «miracolo» come elemento ordinario della quotidianità, «miracolo» che rifiuta la possibilità stessa di una «vita fuori dal miracolo» […]”. (A. Efros, Le stregonerie di Chagall, in Chagall, il teatro dei sogni, Milano, Mazzotta, 1994)

Dev’essere questo suo attaccamento tenace al dato della miracolosa quotidianità che ce lo rende prossimo, capace di dare forma alla nostra immaginazione nella pittura. Lasciamo alle sue parole l’ultimo pensiero:

Un giorno, io lo so,

mi accoglierai e della morte svanirà il ricordo

ma non l’amore,

e della vita svanirà il mistero

ma non l’incanto.

Ed al compagno delle mie paure

potrò mostrare finalmente quanto

- segretamente - io desideravo

che mi fosse accanto

nel giorno della Tua rivelazione.

 

 



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