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DIBATTITO/ Rosmini spiega perché lo Stato non potrà mai sostituirsi all’io

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Ambrogio Lorenzetti, Effetti del buon governo (1337-1340), particolare  Ambrogio Lorenzetti, Effetti del buon governo (1337-1340), particolare

 

Le conseguenze sono immediatamente palesi se si considera che queste tre relazionalità sono anche i tre prototipi delle categorie fondamentali dei diritti: diritto “famigliare” (domestico), “sociale” (civile) e “teocratico” (senza che Rosmini volesse alludere ad una comprensione politica del termine). Importante è da sottolineare che per il Roveretano il diritto “domestico” e quello “teocratico” precedono quello “civile”: a differenza di quest’ultimo essi tematizzano i beni della persona quali sono gli «oggett[i] de’ diritti», mentre la dimensione civile è derivata e perciò sussidiaria, perché non realizza i beni originari della persona bensì «solamente la più utile ed opportuna modalità di essi».

 

Cosa comporta il primato della dimensione trascendente nel definire il diritto?

 

Siccome il «diritto umano sussistente» si radica irriducibilmente nella sua relazione trascendente, «la sola società teocratica esiste qual società di diritto anteriormente ai fatti dell’uomo». Infatti, già nella «società domestica» entra la volontà libera dell’individuo a stringere la «società coniugale», per cui essa non tematizza i «beni della persona» ma i «beni della natura». Ma mentre queste due società dei beni fondamentali della persona hanno una vera e propria «essenza», nel caso della «società civile» Rosmini non trae questa conseguenza, in quanto solo «nel comporsi e realizzarsi questa dall’uomo si viene formando quella» - posizione liberale ed anticostruttivista. Come conseguenza risulta che per Rosmini il rischio della libertà non sta nell’elemento individual-trascendente ma essa viene minacciata da quello sociale qualora esso diventi collettivistico.

 

Per riassumere la concezione rosminiana sulla “sussidiarietà” quindi in un pensiero conclusivo, come si potrebbe formularla?

 

Per Rosmini, la «società civile» non costituisce una società necessaria dell’uomo. Quindi egli concepisce non solo lo Stato come sussidiario all’individuo, ma già la società civile stessa. Questo nuovamente per sottolineare che i suoi diritti originali all’uomo derivano in nessun modo dalla collettività, alla quale spetta invece «l’autorità di regolare la modalità de’ diritti, e nulla più». Da ciò segue che principio dell’ordinamento pubblico dev’essere l’individuo, e che, a livello istituzionale, esso deve essere indirizzato positivamente alla Religione e alla Famiglia. Questo perché solo nel rispetto della finalità della stessa persona - sia quella trascendente (persona) sia quella relazionale (natura) - l’ordinamento può dirsi personalistico e riconosce veramente la libertà dell’individuo che non è semplicemente “negativa”, ma “morale”.

 

Sta qui il concetto etico, e non meramente politico, della sussidiarietà?

 

Sì. In questa costellazione, proprio la relazione trascendente dell’individuo è la garanzia della sua libertà nell’ordinamento politico-sociale, in quanto è essa l’unica relazione che si sottrae per la sua “tipologia” dalla pianificazione statale. Quindi, di conseguenza, Rosmini argomenta contro i fraintendimenti del liberalismo nella modernità in questo modo: chi pensa di dover basare il “liberalismo” sulla negazione della dimensione trascendente dell’uomo, ha già perso le basi dello stesso.

 

 



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