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DIBATTITO/ Rosmini spiega perché lo Stato non potrà mai sostituirsi all’io

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Ambrogio Lorenzetti, Effetti del buon governo (1337-1340), particolare  Ambrogio Lorenzetti, Effetti del buon governo (1337-1340), particolare

 

Il pensiero di Antonio Rosmini si distingue da varie riduzioni del “liberalismo” conservando al suo fondamento il momento trascendente della persona. Con quali conseguenze? Lo spiega Markus Krienke, docente di Etica sociale nella facoltà di Teologia dell’Università di Lugano.

 

Lei sottolinea che Rosmini, nel suo pensiero politico, elabora una comprensione della “sussidiarietà” che ancora oggi può aiutare ad intendersi su questo termine. Per avvicinarsi a quest’ultimo, forse conviene partire da uno sguardo sulla sua concezione politico-sociale di fondo.

 

Infatti, innanzitutto bisogna interrogarsi su quel “liberalismo rosminiano” che a ragione è stato definito più acconciamente un “liberalismo sui generis”, in quanto si distingue da vari riduzionismi del “liberalismo” conservando al suo fondamento il momento trascendente della persona. In questo modo, il suo “liberalismo” non si oppone per definitionem alla religione, anzi in un certo senso la richiede. Inoltre, la persona in questa sua accezione integrale è il «diritto umano sussistente», fondamento personalistico del diritto che è «una facoltà libera, una libertà».

 

Da questa concezione personalistica, quali conseguenze derivano per il rapporto tra “individuo” e “società”?

 

Innanzitutto, per Rosmini la persona umana si esplicita nelle sue relazioni costitutive. Queste sono tre di genere: innanzitutto la persona si sviluppa nei legami della famiglia, che esprimono la relazionalità naturale della persona; in un secondo momento essa si relaziona verso gli altri nei legami della società, e - fondamentalmente e nella dimensione del suo “radicamento” - essa si trova nella relazione verso l’assoluto, la trascendenza, Dio. Sono queste le tre relazionalità che possono essere tradotte, secondo Rosmini, in forma giuridica. In esse si esplicita una reinterpretazione personalistica di un classico “diritto naturale” ossia la pretesa morale-vincolante della “libertà morale” che si esprime nel «diritto umano sussistente»: la libertà dell’individuo si concretizza nella famiglia, nella società e nel suo rapporto trascendente.

 

Quali conseguenze ha questa fondazione di un diritto personalistico per il concetto di “sussidiarietà”?

 

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