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POESIA/ Edoardo Sanguineti, breve storia di un rivoluzionario che ha "scoperto" la famiglia

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Edoardo Sanguineti (Imagoeconomica)  Edoardo Sanguineti (Imagoeconomica)

 

Si situa lungo tale orbita la partecipazione alle esperienze della Neoavanguardia e del Gruppo 63: ugualmente tese, nei proclami, alla ricerca di una poesia vera, capace, cioè, di restituire il «nostro sentimento della realtà, ovvero… un accadere in cui possiamo ritrovarci» (Giuliani). Ne venne a Sanguineti, di fronte a una diagnosi perentoria ed esatta, il desiderio di sistematico sabotaggio delle forme letterarie tradizionali, a beneficio di una dizione informale o rivoluzionaria, che - sono le sue parole - «potesse davvero raggiungere l’impressione di effusione di un inconscio… selvaggio, incondito, tutt’altro che ben vestito, ma che piuttosto si scopre impudicamente, caoticamente, irrazionalmente».

 

A simili intenzioni o progetti conseguono (specie all’origine) risultati sostanzialmente anticomunicativi: strisce verbali balbettanti e autoreferenziali, incroci babelici di generi e idiomi, di fatto asemantici. La materia o consistenza dell’io è così ridotta alle sue pulsioni e sogni, o deliri: niente che non sia di provenienza biologica e fisica. Si erge su ciò, tuttavia, il primo nucleo di resistenza esplicitamente denunciato, e messo a tema: la famiglia, che a Sanguineti pare la cellula-base della società. Il luogo da cui muovere per una rifondazione, sostanzialmente pedagogica, della realtà; la vera e unica speranza contro l’alienazione.

 

L’ultimo Sanguineti (quello, esemplarmente, della raccolta Il gatto lupesco, del 2002), quando non gioca con la lingua (alla maniera già di Palazzeschi), guarda il mondo per il tramite dei suoi affetti coniugali. E allora la poesia si presta volontariamente alla registrazione meticolosa di piccoli «fatti veri», resi - mediante straniamento - epici e memorabili; l’utopia si riduce alla religione, ironica e malinconica, dei ricordi, degli aneddoti, delle pagine di diario. Accertato, con eroico acume, tutto l’intollerabile, cioè la bolgia di menzogne e illusioni dei nostri anni, la ricetta di Sanguineti non va più in là: non può che suggerire una specie di navigazione a vista, di attraversamento coatto, ma più divertito che sofferto, della vita, mancandogli, definitivamente, l’avvistamento d’un’altra orbita o riva.

 

 



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