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I DEMONI/ Una giornata "sacrificata" al teatro, per vivere un libro immortale

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Ma alle lucide asprezze antinichilste del grande russo, così splendenti ed esatte fin dal primo-monologo di Kirillov (Russo Alesi), Stein fa alternare, amplificandole, le venature ironiche e sarcastiche pure presenti nel romanzo. In questo perfettamente servito da attori completi e versatili, come la tagliente Varvara Petrovna di Maddalena Crippa, lo Stepàn Trofimovic di Elia Schilton, col suo faccione da Marx stralunato ed imbelle, l'elegantissimo Grigoreiev di Andrea Nicolini o la vibrante Lebjadkina di Pia Lanciotti. In lei, Maria, ancora una volta la "santa idiozia" di un personaggio dostevskijano afferma la visionaria verità della terra madre e santa, che può accogliere e abbracciare, se autentiche, le lacrime dell'uomo d'oggi.

 

Scorre la mattinata, comincia il pomeriggio - solo un'oretta per un pasto frugale - ed è finalmente l'ora di Stavrogin, l'eroe cattivo di Ivan Alovisio. Scorrono i quadri del romanzo: il duello fallito, il comizio del governatore, la riunione del collettivo rivoluzionario di provincia strumentalizzato dall'ambiguo rivoluzionario Petr Stepanovic (un acceso, persuasivo Alessandro Averone).

 

Chi ha vissuto gli anni Settanta rivede in quella parodia di rivoluzionari di fine Ottocento la parodia che ne furono a loro volta i sessantottini di casa nostra, con la loro presunzione di spiegarci il mondo. Ma dalla farsa alla tragedia la profezia dostevkijana va dritta a Lenin e al colpo di stato bolscevico, perfettamente antidemocratico e perfettamente riuscito, che sembra qui straordinariamente anticipato.

 

Stavrogin e il suo scherano dicono parole incredibilmente anticipatrici, orribilmente affascinanti e dolorosamente palingenetiche. E anche la folle somma di quei 100 milioni di morti richiesti dal crogiuolo rivoluzionario che ricorrono nel libro, non sono lontani dal bilancio che il secolo scorso (fra due guerre mondiali e due olocausti) ci ha lasciato in eredità.

 

Eppure, fra le righe di tutto questo, emerge la misteriosa presenza di quella Madonna Sistina di Raffaello che l'intellettuale sconfuso e debole agita sopra le turbolenze del tempo come immagine dell'Ideale e della Bellezza. O la santità del vecchio vescovo Tichon, che propone al diabolico Stavrogin che confessa i suoi terribili peccati di pedofilo un perdono che egli non riesce a comprendere. "Egli vi perdonerà anche se non sapete perdonarvi".

 

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