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I DEMONI/ Una giornata "sacrificata" al teatro, per vivere un libro immortale

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Il sole tramonta, la seconda frugale cenetta da mensa aziendale è consumata. Rientriamo nella fisiologia: scende la sera, si va a teatro. È la scena della festa del governatore, ma il caos domina. Il potere costituito è già minato, la città va rotolando verso il suo destino di distruzione, solo il nostro poeta alza ancora la bandiera della Bellezza.

 

Raffaello e Shakespeare sono il faro del mondo, grida Stepan Trimovic, ma il suo richiamo cade nel vuoto. Un capopopolo qualsiasi lo sostuisce, il ballo rovina nel caos, il governatore interdetto cerca impotente di opporsi ma tutto scivola nel baratro. Dalla loro alcova Stavrogin e la sua amante dominano le rovine. Poi tutto rotola, si incarta, si impiglia: è delitto, distruzione, morte (ma è forse l'atto meno riuscito, della potente costruzione del maestro tedesco). L'ultima parte è all'ora di una normale serata teatrale e tutti fingiamo di essere appena arrivati.

 

In platea c'è la complcità un po' eroica di chi ce l'ha fatta, sono nate nuove amicizie, ci si saluta con confidenza. Ci si sente come ai tempi del teatro greco: una comunità raccolta per un giorno di fronte alla messa in scena di una storia che li riguarda. E questa storia profetica che descrive la tragedia del secolo scorso ormai è nostra, ce la siamo sudata. L'epilogo è tragico e vivo: fra macchinazioni, addii, assassinii e suicidi (l'ultimo sarà Stavrogin), c'è spazio anche per l'arrivo di un bimbo. Ma quando Varvara, leggendogli il Vangelo, accoglie l'ultimo respiro del poeta filosofo Stepan, che gli confessa finalmente di averla sempre amata, c'è un ultimo soffio di tenera e dolorosa consapevolezza che purifica tutto. Ci siamo immersi in un intero libro di Dostoevskij per tutta una giornata, siamo stati alle sue parole e al ritmo che Peter Stein ha impresso ad esse ed a noi.

 

Una grammatica potente e imponente, una meditazione sul male nostro e del nostro tempo. Ora una sola cosa resta da fare: riaprire "I demoni" e ritrovare le parole di Dostoevskij solo per noi, ritornati lettori. "La Russia guarirà, un giorno..."



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