Cultura
martedì 25 maggio 2010
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Spiegare la filosofia a dei teenager americani è un’esperienza singolare. Non avendo fatto filosofia alle superiori non sono abituati all’idea che ci siano semplicemente «problemi da filosofi» e «parole da filosofi». Pertanto, tutte le volte che introduci un nuovo problema filosofico per prima cosa sei costretto a chiederti come fargli capire che si tratta di un problema reale, altrimenti ti guarderanno sbigottiti per il resto dell’ora. Le alternative qui sono due: O spremersi le meningi per trovare degli esempi pirotecnici oppure chiedersi in prima persona se il problema in questione è un problema reale e perché.
Mi sono trovato in una situazione del genere qualche settimana fa dovendo introdurre alla mia classe di matricole il problema del naturalismo e, in particolare, la critica al naturalismo formulata da Edmund Husserl (1859-1938), il filosofo sul quale lavoro da diversi anni. Detto in breve, il naturalismo è la posizione per cui tutto quello che esiste è natura o riconducibile alla natura, laddove per natura si intende la realtà fisica studiata dalle scienze.
Il che significa, per esempio, che quando pensiamo 2+2 = 4 la correttezza di quest’equazione è interamente fondata su fatto empirico - l’atto mentale di aggiungere 2 a 2 che conduce all’atto mentale di pensare 4 - il quale a sua volta è fondato su un fatto fisiologico - una determinata scarica di neuroni nel nostro cervello. Se avessimo un cervello fatto in un’altra maniera 2+2 potrebbe fare cinque o verde, oppure potrebbe non esserci affatto un 2 da sommare a un altro 2.
Va da sé che se per il naturalista addirittura le verità logiche e matematiche vanno intese in questo senso, altri ambiti d’azione della ragione umana, quali la deliberazione e la scelta, sono da considerarsi al più delle pie illusioni. Buona parte del lavoro filosofico di Husserl consiste nel tentare di superare le assurdità insite in questa posizione.
Ora, come spiegare tutto questo ai miei teenager americani? Qual è il vero problema del naturalismo, quello vivo, che il vero filosofo non inventa ma al più subisce? Che cos’è il naturalismo? Un’epistemologia traballante? Un determinismo morale?
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