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PAPA/ Cari liberisti, è solo l’etica che dà valore al mercato che adorate

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Benedetto XVI (Imagoeconomica)  Benedetto XVI (Imagoeconomica)

 

 

Nel concreto ciò vuol dire che le spese in ricerca e sviluppo, finalizzate alla creazione di prodotti innovativi, è più etica della competizione tutta basata sulla riduzione dei costi di produzione. E questo perché le innovazioni permettono, almeno potenzialmente, una maggiore sicurezza del posto di lavoro a lungo termine per i dipendenti, i quali sono i primi a pagare scelte competitive “al ribasso”. Ovviamente la necessaria tensione verso questo obiettivo deve essere calato nelle circostanze concrete del settore nel quale un’impresa opera, declinandola nella realtà nella quale si trova ad operare.

 

Ora: se è vero ciò che ha affermato Benedetto XVI l’economia non è autosufficiente, cioè è vero che non si fa da sé, al contrario di quanti ancora oggi credono alla favola della “mano invisibile” o, addirittura della “magia” (termine usato su Il Sole 24Ore del 22 aprile da Alberto Mingardi, quando ha scritto che «il bello, come sempre nel mercato, è che questa complessa forma di cooperazione fra esseri umani non ha bisogno di un progetto solidarista per compiersi o per essere regolata: le basta l'interesse particolare, frammentato, che si unisce agli altri in un mosaico più vasto») capace di regolare i rapporti economici tra gli uomini.

 

Questa “magia”, nei mercati finanziari, prende la forma di formule matematiche che interagiscono tra di loro stabilendo quando, cosa e a che prezzo scambiare titoli, deresponsabilizzando le persone ed esaurendo in sé, nella loro “attività” e nel loro “funzionamento”, la nozione di “mercato”. Quelle formule matematiche sono utili, ma non sono esaustive. Vanno usate (devono essere usate), ma sarebbe un tragico errore ritenere che esse siano il mercato. Il mercato, in quanto luogo dell’umano, infatti, non “funziona”, ma “vive”.

 

 

 



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COMMENTI
27/05/2010 - Precisazioni. (Francesco Prati)

Noto con piacere che finalmente il Sig. Cobianchi ritiene le formule matematiche "utili" e che "devono essere usate", ma nonostante ciò penso vi siano nell'articolo diverse idee inappropriate. Innanzitutto trovo "etiche" politiche aziendali che permettano la riduzione dei costi di produzione, che si trasforma in un vantaggio competitivo per l'impresa, diversamente non è chiaro come l'autore dell'articolo pensi di poter finanziare la ricerca e sviluppo, forse con l'indebitamento? In quel caso un fallimento nel progetto metterebbe in pericolo l'esistenza della stessa azienda. Per quanto riguarda la "Mano Invisibile", è vero che da sola non può bastare, ma se fosse "una favola", mi chiedo di cosa vivano tutti gli operai della Ferrari, tipico prodotto della "vanità" degli uomini, e di esempi ne esistono molti. Personalmente non sono d'accordo con l'affermazione di Weber: "... il capitalismo non è un'opera pia", ma nemmeno penso che chi investe nei mercati finanziari cerchi qualcosa di diverso dal profitto. Esiste un'etica di base condivisa che è il rispetto della legge, e un'etica "superiore" che è quella espressa dal Santo Padre, ma nessuna delle due è contrapposta al mercato. Non mi risulta altresì esistano "adoratori del mercato", mi risulta esistano posizioni preconcette, ideologicamente e storicamente fallimentari di "odiatori" del mercato!