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ARTE/ Marino Marini, in mostra a Milano il segno sofferto della modernità in crisi

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Marino Marini (1901-1980)  Marino Marini (1901-1980)

In occasione del trentennale dalla scomparsa di Marino Marini, Regione Lombardia dedica all’artista una mostra nella prestigiosa sede di Palazzo Pirelli. L’apertura di questa esposizione riveste un grande significato anche per la città di Milano, che già ospita, nella Galleria di Arte Moderna, un gran numero di sculture di Marini: benché estremamente legato alle sue origini toscane, nel 1929 l’artista si trasferisce infatti in Lombardia, dove insegna alla Scuola d’Arte di Monza, prima di diventare titolare dell’Accademia di Brera nel 1940.

 

La rassegna, organizzata in collaborazione con lo Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea di Milano, presenta cinquantatre incisioni e litografie del maestro, che testimoniano una ricca produzione grafica, meno famosa forse di quella scultorea ma non per questo meno importante. Nato nel 1901 a Pistoia, Marini inizia ad interessarsi dell’acquaforte già nei primi anni Venti, mentre frequentava l’Accademia delle Belle Arti di Firenze; la maggior parte delle opere grafiche si situa però a partire dagli anni Quaranta, quando l’artista, rifugiato in Svizzera insieme alla moglie, comincia a dedicarsi alla litografia.

 

Le opere in mostra coprono un arco di più di trent’anni (dal 1946 al 1980), permettendo al visitatore di seguire il percorso di un artista che si dimostra molto eclettico per quanto riguarda le scelte formali: poco interessato ad una coerenza stilistica stabilita a priori, Marini sceglie invece di restare fedele a pochi semplici soggetti, gli stessi che si ritrovano anche nelle sue sculture. Torna spesso la figura della donna, in particolare nella sua veste di Pomona, la dea romana che si occupava della maturazione della frutta, simbolo quindi della fecondità femminile; molto presenti sono anche giocolieri, acrobati e maschere, che affascinano l’artista per le loro spericolate acrobazie e la loro mimica accentuata.

 

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