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LIBRI/ La Chiesa nemica della cultura? C’è chi lo dice ancora oggi

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Si trattò di produrre non solo testi spirituali o devozionali, ma anche veri romanzi o comunque opere narrative che, pur attingendo ai repertori agiografici e prefiggendosi fini non estetici ma edificanti, diffusero alfabetismo, abitudine alla lettura, conoscenza della lingua nazionale.

 

Campione di tale opera fu don Bosco, i cui titoli più fortunati superarono a fine secolo le 50mila copie. Così stando le cose, su L’Indice di marzo è comparsa una recensione del libro della Piazza a firma di Patrizia Delpiano. Dopo averlo pacatamente esaminato e valorizzato, la Delpiano scrive: «non convince l’ipotesi secondo cui “i pregiudizi circa una presunta arretratezza della Chiesa italiana [...] vadano ridiscussi”» e che è «discutibile l’idea che la chiesa abbia profuso energie per ampliare il numero dei lettori [...] Pare invece che la chiesa [...] si sia piuttosto adattata a un processo inarrestabile, innescato dalle prime leggi sull’istruzione (Casati, 1859; Coppino, 1877)».

 

Peccato che, oltre a tutto il libro della Piazza che propone la sua ricostruzione accompagnandola con dovizia di documenti, si dimentichi così, ad esempio, l’esperienza di un fervido promotore della «nobilissima [arte] della tipografia, che [...] va pubblicando scelte opere utili», il bresciano LodovicoPavoni, morto addirittura dieci anni prima della legge Casati...

 

 



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