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TENDENZE/ La Francia orfana del ’68 cerca la famiglia su internet ma non la trova…

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Jean-Paul Sartre  Jean-Paul Sartre

 Liberati dalle catene di un potere come quello dell’Antico Regime nel 1789, ragionavano allo stesso modo gli intellettuali del '68: mancava solo di liberarsi da quell’ultimo legame che sarebbe quello della famiglia e, più acutamente, quello della sessualità. Abbiamo visto compiersi così le paure annunciate da Tocqueville nel 1840: «La società democratica - diceva profeticamente - non solo fa dimenticare ad ogni uomo i suoi antenati, ma gli nasconde anche i suoi discendenti e lo separa dai suoi contemporanei; lo porta costante ed unicamente verso se stesso e finisce per rinchiuderlo nella solitudine del suo proprio cuore» (De la démocratie en Amérique).

 


Compiuta quella premonizione da una generazione che adesso potremmo situare approssimativamente tra i 55 e i 70 anni, i dati offerti dall’inchiesta citata ci mostrano una generazione di individui, quella dei figli della precedente, stranieri a se stessi e persi nella solitudine del proprio cuore. Ma questa generazione non si arrende, proprio perché quel desiderio di appartenenza che le teorie sessantottine hanno cercato di demolire definitivamente  è radicato nelle profondità di ognuno di noi. Strano paradosso: una generazione libera come mai, svincolata come mai prima nella storia, che cerca disperatamente di vincolarsi di nuovo o, almeno, di conoscere quei vincoli che gli sono stati portati via.


Internet e il by-pass generazionale


Che, come abbiamo detto, il 55% delle ricerche riguardanti le questioni genealogiche siano effettuate su internet testimonia un vuoto nella catena della memoria familiare al quale  in nessun caso potranno supplire gli archivi. Se da una parte è certamente importante che tutti i dati riguardanti gli aspetti genealogici siano disponibili a chi volesse servirsi di loro (ed in questo senso il governo francese è esemplare nella facilitazione di tali inchieste), dall’altra è insufficiente. La «riappropriazione della memoria familiare» intesa, secondo il sociologo francese Serge Guerin, come la «possibilità di una corretta iscrizione nel proprio tempo» (Le Figaro, 3 maggio 2010) non può avvenire che tramite la testimonianza dei protagonisti di tale storia, cioè, gli antenati contemporanei.

 

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COMMENTI
31/05/2010 - Io l'ho trovata in quel luogo reale. (claudia mazzola)

Ogni volta che vado al Santuario di Caravaggio resto meravigliata, ieri un pienone! A proposito di famiglia, di origini e di generazioni là c'è tutto, che spettacolo direbbe don Giussani, ed io l'ho guardato e gustato in santa pace.