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150 ANNI/ Perché l’Italia festeggia l’unità ma non è ancora uscita dalla guerra civile?

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Il presidente Naplitano a Genova (Ansa)  Il presidente Naplitano a Genova (Ansa)

Non esitando poi a criticare quanti, per leggerezza e mancato senso della nazione, si mostrano indifferenti verso le istituzioni: «una mancanza grave - l’ha definita Bagnasco - che prelude alle più varie forme di frattura nel Paese». Che queste parole giungano da uno dei massimi rappresentanti di quella Chiesa che un buon numero dei padri della Patria (a cominciare da colui del quale sono omonimo, ma non parente) sperava di poter distruggere, è davvero esemplare. Al tempo stesso, Sua Eminenza Bagnasco ha sottolineato l’altissimo ruolo della Chiesa cattolica nel nostro excursus storico. «L’Italia - ha detto - deve scoprire ancora una volta che può contare sulla Chiesa, sulla sua missione, sulla sua lealtà». Riferimento, non detto ma evidente, ai grandi Papi come Pio XI (che condannò la follia nazista) e Pio XII (che contribuì grandemente a salvare l’Italia dalla deriva bolscevica).

 

Queste considerazioni devono aiutarci a riflettere. In Italia, almeno nella sua storia contemporanea, di guerre civili ve ne sono state non una, ma almeno tre: quella degli insorgenti contro i servi di Napoleone, quella dei «briganti» contro i fucilatori piemontesi e quella tra partigiani e fascisti. Per non parlare di Bava Beccaris a Milano, di D’Annunzio a Fiume, e del conflitto fascisti-comunisti tra il 1919 e il 1922. Su nessuna - dico nessuna - delle tre più importanti guerre civili sopra ricordate si è fatta ancora piena luce. Su nessuna si è raggiunta una visione condivisa, nel bene e nel male compiuti da tutte le varie parti in causa.

Forse è arrivata l’ora di mettersi al lavoro. Di realizzare l’idea per cui mi batto da anni: dare vita ad un ente di ricerca storica sulle guerre civili in Italia. Progetto che dovrebbe essere condiviso dal cardinal Bagnasco, se si leggono con attenzione le parole conclusive del suo importante discorso: «L’unica cosa che dobbiamo temere è una cattiva ricerca storica, una propaganda ideologica di qualsiasi segno spacciata per verità storica».

 

Nel corso delle manifestazioni genovesi, la prima copia del libro Genova e i Mille - ricostruzione storica, giorno per giorno, ora per ora, della formazione dell’impresa garibaldina - scritto da Luciano Garibaldi e Simonetta Garibaldi, è stato consegnato al presidente Giorgio Napolitano. Sarà allegato al quotidiano il Corriere Mercantile nelle giornate del 5 maggio e seguenti.

 

 

 



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