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STORIA/ Castel del Monte, e il genio di Federico II diventò "pietra"

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Castel del Monte  Castel del Monte

 

Castel del Monte sembra riassumere tutti questi interessi, condensandoli in una struttura a due piani di pietra calcarea dalla pianta ottagonale, rigorosa e severa come una fortezza militare, ma non proterva; anzi, gli otto ottagoni che sorgono ai vertici della costruzione e la corte ottagonale le donano una grazia di lievità impensabile.

 

Molto è stato scritto su questo edificio dalle finalità misteriose, sulla sua posizione geografica, sul suo perfetto orientamento, sulla figura geometrica che lo contraddistingue, sul significato simbolico delle poche sculture che lo ornano. È giusto farne cenno e segnalare la facilità con cui si possono trovare informazioni a riguardo. Ma non c’è leggenda o teoria esoterica o calcolo matematico che possano restituire la meraviglia destata dall’insieme, in cui l’accortezza dei calcoli e dei simboli giunge a un miracolo di potente semplicità.

 

Forse solo Sant’Ambrogio e Chartres danno la stessa impressione di forza e di morbidezza, ma esse parlano anche di Dio e per la gloria di Dio dispiegano il canto dei loro colori. Castel del Monte è certamente una celebrazione del potere ottenuta con un’unica nota, come un corno di caccia. Ma forse perché sono passati tanti secoli, quella nota, quella pietra bianca, quella solitudine non fanno paura. Anzi parlano della dignità dell’uomo, e là dove l’uomo si dimostra così grande c’è anche la promessa della giustizia.

 

 



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