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RICORDI/ Marina Corradi: Italia anni ’60, per le strade un Re misericordioso perdonava tutti

MARINA CORRADI ricorda una processione del Corpus Domini vissuta durante la sua infanzia. Uno sguardo, in particolare, la colpì. L’articolo è tratto dal numero di Tempi in edicola

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L’articolo è tratto dal numero di Tempi in edicola


Era una sera dei primi di giugno, come adesso: una di quelle sere chiare in cui il sole esita al momento di calare all’orizzonte, come se non volesse andarsene. Ero bambina. Era il Corpus Domini.

Sono strani i ricordi: questo è come un film, ma con solo alcune immagini nette, e il resto sfocato. Intatti invece i rumori, i canti, e gli odori. L’odore di incenso, in chiesa, nella penombra delle fiamme tremanti delle candele. I passi silenziosi dei fedeli che entravano e si genuflettevano davanti all’altare. Dalla sacrestia, in fondo, voci sommesse, trapestii mentre i preti e i chierichetti si vestivano.


Quando la processione si è avviata, era scesa la notte. Il Santissimo in alto, sporto verso la città buia, esibito come una insegna di trionfo. I chierichetti con la cotta bianca sulla veste nera e, sotto, le scarpe scalcagnate dai calci al pallone. Ci si lanciava occhiate di saluto, zitti, non osando parlare.

 

A noi bambine avevano fatto mettere il vestito della prima comunione. Io, con la gonna vaporosa e candida, mi sentivo bellissima. Avevo anche i guanti, di pizzo, bianchi; mi guardavo le mani, vanitosa e stupita. Ci incamminammo piano, dietro di noi erano in tanti. Eravamo una lunga lenta colonna che, in quel quartiere per metà borghese e per l’altra popolare, svoltava verso le case di ringhiera, sfiorate dai bombardamenti che ne avevano distrutte alcune; e come orbite vuote le rovine, nel frastuono vivo dei cortili.


Procedevamo in quella prima notte calda e da un balcone arrivava una folata struggente: gelsomini (è strano, quel profumo è un ricordo vivissimo). Noi bambini con la candela in mano che colava gocce di cera bollente. Cantavamo. Erano canti antichi. Uno diceva: «Per i miseri implora perdono/ per i deboli implora pietà».

Ci trovammo a sfilare per una via per la quale io normalmente non avevo il permesso di passare. C’erano due alberghetti malridotti, e delle donne che a tutte le ore andavano su e giù dondolando la borsetta, con le labbra sempre sgargianti di rossetto. Mia madre m’aveva detto che quelle signore non le dovevo guardare.

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COMMENTI
10/06/2010 - amarcord (alberto gelli)

" S'era messa, come alcune sue compagne, un velo in testa " La misericordia di Dio è sempre a nostra disposizione solo se la vogliamo. Quel velo oltre che rispetto era una richesta. Dio non ci manda all'inferno , siamo noi che Vogliamo andarci rifiutando la Sua misericordia albero 39