Cultura
venerdì 11 giugno 2010
Ieri a Roma c’è stata presentazione della XXXI edizione del Meeting di Rimini che si terrà dal 22 al 29 agosto. Riportiamo il testo dell’intervento di Joseph Weiler, professore alla New York University gentilmente concessoci dal Meeting di Rimini.
Quando fui invitato per la prima volta al Meeting, nel 2003, molti dei miei amici italiani ne furono estremamente sorpresi: “Cosa ci fa uno come te a un evento organizzato da loro?”. Capii che mi ero imbattuto in qualcosa di interessante quando questi amici mi chiesero: “Come mai sei stato invitato?”.
Sette anni dopo, sorprendentemente, il Meeting continua a invitarmi e io non esito mai nell’accettare. Il successo del Meeting di Rimini in base agli indici di classificazione di eventi del genere - per esempio il numero di accessi - non solo è indiscusso, ma sembra crescere di anno in anno. Provo a fare qualche ipotesi sulle ragioni di questo successo.
1 - Unicità. Ho fatto più volte il giro del mondo e non conosco nulla di simile: un’organizzazione che affitta lo spazio di una fiera commerciale e lo trasforma in una festa per la mente, per l’intelletto e per l’anima. Ho parlato di un libro davanti a una folla di 5000 persone!
Ok, lo confesso, era un libro di don Giussani… Ebbene, le uniche realtà di portata analoga si trovano nell’universo dei grandi eventi commerciali. Le fiere che vantano oltre mezzo milione di accessi in una settimana sono a livello del Salone dell’automobile di Detroit o Zurigo o del ComDex di Las Vegas. Mentre qui vengono in migliaia ad ascoltare una lezione su Beethoven, a visitare una mostra sulla natura della luce o a sentire un incontro con un filosofo.
2 - Apertura intellettuale. Questo è il più grande degli eventi cattolici e anche il più cattolico. Sono stato al tavolo dei relatori con un Bersani o un Barbera, ma anche con un Frattini o un Pisanu. Io, religioso ortodosso, ho condiviso il palco con altrettanti ortodossi laici. Io, ebreo, ho condiviso il palco con musulmani, protestanti e altri ancora. Questa è Comunione e Liberazione ma, contrariamente alle aspettative, bisogna continuamente aspettarsi l’inaspettato.
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