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RIFORME/ C’è un principio "rivoluzionario" che frena lo Stato e dà più libertà al cittadino

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Si tratta di un percorso ermeneutico e di approfondimento, in cui (come già rilevato nel “Rapporto 2007”) emerge il profilo eversivo del principio, con riguardo agli effetti nel sistema della forma di Stato, ed in cui si evidenzia l’attitudine dello stesso a favorire un bipolarismo maturo, con riferimento alle potenziali implicazioni nell’assetto della forma di governo. Da un lato, infatti, esso esige una ridefinizione del rapporto tra rappresentati e rappresentanti, valorizza il nesso di responsabilità, pretende che chi paga sia messo in condizioni di comprendere il perché, sposta l’attenzione dalla forma al contenuto degli atti. Dall’altro lato, del pari, aiuta un bipolarismo maturo, perché tende a ridurre l’area di gestione diretta dello Stato e del settore pubblico: meno traumatica è l’alternanza se è ridotta l’area del pubblico, se sono decentrate le decisioni fra più livelli di governo in cui sono presenti maggioranze fra loro diverse.

 

Nondimeno, si tratta di considerazioni che faticano ad esser rese effettive soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, dove sono ancora più evidenti i ritardi al riguardo. L’effettiva attuazione d’ogni principio, del resto, non discende automaticamente dalla relativa formalizzazione in un testo normativo; piuttosto, presuppone un sostrato culturale idoneo a favorirne l’implementazione ed a sorreggerne lo sforzo di realizzazione.

 

Esemplificando, potrebbe dirsi che vale nella specie, quanto verificatosi all’indomani dell’entrata in vigore della Costituzione repubblicana a seguito dell’irrompere dei nuovi principi. All’epoca i singoli giudici si trovarono a dover interpretare la passata legislazione fascista alla luce di parametri e precetti che, prima ancora di essere applicati, richiedevano una personale e consapevole assimilazione critica. Analogamente, anche oggi le singole amministrazioni e gli enti territoriali si trovano a dover conformare il proprio agire alla luce di una prospettiva antitetica a quella statalistica imperante sino alla fine degli anni ’90, tale da presupporre una pari personalizzazione delle novità introdotte. E così, il compito di rendere effettive dette novità è affidato in special modo alla capacità creativa del personale amministrativo, oltreché di quello politico nelle varie sedi di rappresentanza. Di qui, l’opportunità di incrementare iniziative varie d’aggiornamento e formazione dei singoli operatori, chiamati ad applicare le innovazioni introdotte.

 

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