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RIFORME/ C’è un principio "rivoluzionario" che frena lo Stato e dà più libertà al cittadino

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Il Rapporto di quest’anno presenta un’indagine che raccoglie le risposte dei funzionari addetti ai servizi di welfare (dei Comuni italiani superiori a 10.000 abitanti) a domande relative sia al principio in generale, sia a come lo stesso è stato attuato nel settore di rispettiva competenza. Completa la ricerca un’indagine tra i cittadini, volta a tastare il polso dell’utente medio a riguardo dei servizi sociali, per comprendere quale sia la relativa percezione nel rapporto con l’amministrazione.

 

I Comuni, del resto, sono il livello di governo più vicino ai cittadini (art. 118 Cost.) e le politiche sociali attengono al settore che più risente dell’attenzione degli elettori, per l’evidenza empirica che provoca sul benessere delle persone. Se nel progettare i servizi alla collettività l’ente pubblico si muove secondo i principi “sussidiari” della fiducia e della responsabilità, ponendo al centro la persona, ne deriva per gli utenti la possibilità di fruire di servizi differenziati sia quantitativamente, sia, soprattutto, qualitativamente. Sostenere in senso sussidiario e non assistenzialista i cittadini, significa avere a cuore primariamente la loro libertà di scelta.

 

Del resto, lo stretto legame rinvenibile fra il principio in questione ed il profilo qualitativo dell’intervento fornito dal soggetto erogatore e prescelto dal singolo fruitore, non è solamente consequenziale, ma - per così dire - costituzionalmente dovuto. Se è incontestabile che la moltiplicazione delle offerte «favorite» (art. 118, ult. comma, Cost.) dall’assetto sussidiario del sistema delle erogazioni sociali, si risolva nella valorizzazione del profilo qualitativo delle prestazioni (nel senso che, moltiplicandosi le offerte, la scelta del fruitore può finalmente cadere sulla prestazione reputata qualitativamente più rispondente alle necessità vantate), è anche vero che tale consequenzialità è direttamente connessa ad una dimensione dei diritti coinvolti, il cui riflesso organizzativo è rappresentato, per l’appunto, dal principio di sussidiarietà. Ed invero, tanto i diritti di libertà, quanto i diritti sociali (partecipando i secondi del carattere fondamentale dei primi), non esauriscono il proprio raggio d’azione nel determinare il solo rapporto del cittadino con lo Stato; interessano piuttosto la complessiva vita del medesimo cittadino, colto nella sua relazione d’appartenenza con le comunità di riferimento e considerato nel quadro dell’ordinamento costituzionale.

 

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