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LA STORIA/ 1. Cento anni di Alfa Romeo, meglio "Anonima" e lombarda che Fiat?

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Alfa Romeo (Imagoeconomica)  Alfa Romeo (Imagoeconomica)

 

Fu proprio il rifiuto della logica della produzione di massa a condurre al distacco di Gobbato dall’azienda torinese, ispirando tutta l’opera successiva del dirigente. Fertile saggista, nella sua opera più importante, l’Organizzazione dei fattori di produzione, egli teorizzò una produzione in grado di «tener conto della capacità degli individui» e in cui tra direzione e lavoratori esistesse «un contatto di affiatamento e di intesa sulle linee generali» basato sulla condivisione delle finalità produttivistiche e delle motivazioni meritocratiche di valorizzazione delle professionalità. A consentire, dal punto di vista finanziario, lo svolgersi di questa ineguagliata esperienza industriale fu l’abbondanza di commesse statali, nonché i cospicui e regolari finanziamenti dell’Iri (in cui l’Alfa entrò nel 1932) nel campo motoristico dell’aviazione.

 

Lo stabilimento di Pomigliano d’Arco, inaugurato nel 1939 per consentire la produzione di motori aeronautici grazie a 1.260 macchine utensili in gran parte di importazione americana, circondato da una «città operaia» in grado di ospitare 6.000 persone, fu il coronamento di questa strategia di sopravalutazione dell’orientamento alla produzione. Ma fu anche l’inizio della sua crisi, a fronte degli scetticismi del Comando tedesco, più preoccupato del numero di unità motoristiche prodotte che della loro qualità e durata, oltre che dei bombardamenti del luglio 1943 sulle fabbriche del Portello e dell’assassinio di Ugo Gobbato pochi giorni dopo la Liberazione, a Milano.

 

Pasquale Gallo, commissario straordinario Alfa Romeo nel 1945, che di fronte alla Commissione economica dell’assemblea Costituente aveva difeso il «modello svizzero» di «artigianato organizzato» in vigore nell’azienda, dovette tuttavia ammettere che «l’azienda non era organizzata; era organizzata, cioè, secondo il prestigio, non secondo il profitto. Il riordino dell’Iri, con la nascita di Finmeccanica e la decisione di puntare decisamente sul settore automobilistico, sulle auto da corsa e sugli autocarri avrebbero posto nel secondo dopoguerra le premesse per il passaggio, anche all’Alfa, alla produzione in serie. Il progressivo decentramento della produzione condusse alla produzione di 20.000 esemplari del modello 1900 nel solo 1950, con introduzione della catena di montaggio. La produzione rimase, anche nei decenni a venire, ben lontana dalle dimensioni di massa; nel 1961 uscì comunque dagli impianti la centomillesima Giulietta. Lo stabilimento di Arese era stato realizzato negli anni ’60 per rispondere a una fase espansiva del mercato, legata al successo di vendite che aveva appunto avuto il modello Giulietta, cui lo stabilimento del Portello non era in grado di far fronte.

 

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COMMENTI
26/06/2010 - Una visita irrinunciabile (se amate l'ALFA) (Giuseppe Crippa)

Al bell’articolo del prof. Maifreda aggiungerei che è tuttora visitabile, in viale Alfa Romeo ad Arese, il Museo dell'Automobile dell’ALFA Romeo. Si tratta di 6 ampi saloni che si estendono su un'area di 4000 m2 nei quali sono racchiusi circa 110 automobili che rappresentano quasi la totalità dei modelli prodotti dalla Casa del Portello dal 1910 al 1977. Consiglio caldamente la visita a chi ama il mondo dell’auto, ricordando orari e modalità di ingresso: Apertura: dal lunedì al venerdì, ore 09.00-12.30 e 14.00-16.30 Chiuso il sabato, domenica e festivi, dal 23 dicembre al 6 gennaio, tutto il mese di agosto. Per gruppi superiori alle 10 persone è obbligatoria la prenotazione via fax. Ingresso: gratutito. Visite guidate: per gruppi superiori alle 10 persone, previa prenotazione via fax, disponibili anche in lingua. Ci sono stato più di una volta e progetto di tornarvi ancora: ne vale sempre la pena! www.museoalfaromeo.com Tel. +39 02 44429303 /421 /764 Fax +39 02 9315564