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LA STORIA/ 1. Cento anni di Alfa Romeo, meglio "Anonima" e lombarda che Fiat?

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Alfa Romeo (Imagoeconomica)  Alfa Romeo (Imagoeconomica)

 

L’infelice congiuntura degli anni ’70, legata alla crisi petrolifera, a un appannamento culturale dei consumi di lusso e alla perdita di produttività del lavoro, fu superata con un importante e innovativo esperimento di relazioni industriali. Già l’accordo sindacale del febbraio 1978 vide la sperimentazione di soluzioni che tendevano al superamento delle linee di montaggio, dando il via a forme di riorganizzazione localizzate nell’area impiegatizia e della manutenzione.

 

Con l’arrivo alla presidenza del gruppo di Ettore Massacesi, già presidente dell’Intersind, e alla vicepresidenza di Corrado Innocenti si aprì per l’Alfa un periodo di rinnovamento dal punto di vista organizzativo e aziendale. Con l’accordo del marzo 1981 venne modificata l’organizzazione del lavoro nelle lavorazioni dirette, senza mutamenti nell’impiantistica, con la formazione di gruppi di produzione, che consistevano nel raggruppamento di operazioni assimilabili per prodotto, per tecnologia o per tratto di linea, che in precedenza erano state parcellizzate e suddivise per lavoratori. Ai gruppi di produzione vennero affidati il complesso delle operazioni che attenevano a una sezione del ciclo produttivo, «omogeneo», si legge nel testo dell’accordo, «dal punto di vista della tecnologia, del prodotto e dell’area fisica».

 

Il sequestro da parte delle Brigate rosse dell’ingegnere Renzo Sandrucci, direttore generale dell’Alfa Romeo responsabile dell’organizzazione del lavoro, liberato dopo un mese e mezzo di prigionia nell’ottobre 1981, e l’inaspettata e accettata richiesta di messa in cassa integrazione straordinaria a zero ore per circa 6.000 operai nel 1982 incrinarono le relazioni interne. Il grave ritardo con cui il governo definì le politiche di finanziamento del settore e al ritardo del piano di gamma per il rinnovo dei vecchi modelli e la progettazione di una nuova autovettura, l’Alfa 33, fecero in modo che i conti dell’Alfa Romeo continuassero a rimanere in passivo nonostante l’incremento di produttività pro capite in crescita in certi anni ’80 anche del 45% rispetto al 1981. Il primo gennaio 1987 l’Alfa con un discusso accordo venne ceduta dall’Iri alla Fiat che, dopo l’acquisto di Lancia e Autobianchi, divenne di fatto l’unica casa automobilistica italiana.

 

 

 



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COMMENTI
26/06/2010 - Una visita irrinunciabile (se amate l'ALFA) (Giuseppe Crippa)

Al bell’articolo del prof. Maifreda aggiungerei che è tuttora visitabile, in viale Alfa Romeo ad Arese, il Museo dell'Automobile dell’ALFA Romeo. Si tratta di 6 ampi saloni che si estendono su un'area di 4000 m2 nei quali sono racchiusi circa 110 automobili che rappresentano quasi la totalità dei modelli prodotti dalla Casa del Portello dal 1910 al 1977. Consiglio caldamente la visita a chi ama il mondo dell’auto, ricordando orari e modalità di ingresso: Apertura: dal lunedì al venerdì, ore 09.00-12.30 e 14.00-16.30 Chiuso il sabato, domenica e festivi, dal 23 dicembre al 6 gennaio, tutto il mese di agosto. Per gruppi superiori alle 10 persone è obbligatoria la prenotazione via fax. Ingresso: gratutito. Visite guidate: per gruppi superiori alle 10 persone, previa prenotazione via fax, disponibili anche in lingua. Ci sono stato più di una volta e progetto di tornarvi ancora: ne vale sempre la pena! www.museoalfaromeo.com Tel. +39 02 44429303 /421 /764 Fax +39 02 9315564