BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LAICITA’/ La nostra ragione? Può scoprire il Mistero perché capisce il mondo

Pubblicazione:

Paul Cézanne, Jas de Bouffan (1876), particolare  Paul Cézanne, Jas de Bouffan (1876), particolare

Il problema della razionalità sembrerebbe uno di quegli argomenti che non esercitano più un reale interesse, giacché tutti (o quasi tutti) pensano di averlo in qualche modo già definito e risolto. A chi mai, nel dibattito culturale e politico dei nostri giorni, verrebbe ancora in mente di verificare la ragionevolezza di una posizione o di una scelta? O meglio, tutti (o quasi tutti) sembrano dare per scontato che la ragione di un argomento o di una prospettiva consista nella loro coerenza con alcuni presupposti culturali, ideologici, politici, scientifici, religiosi di partenza. Ma il problema della ragione raramente viene riaperto all’interno di quegli stessi presupposti, i quali vengono assunti come “validi” in virtù dei “valori” che li sottendono e che essi esprimono.

 

Ma in tal modo la razionalità finisce per essere identificata con la capacità di ottenere conseguenze efficaci a partire da posizioni (e da interessi) assunte il più delle volte in maniera pregiudiziale, e quindi con la nostra abilità nel misurare e commisurare gli effetti alle cause o nel (ri)modellare le cause rispetto agli effetti. Insomma, la razionalità sarebbe una procedura di controllo delle nostre strategie conoscitive e morali, uno strumento in mano ai soggetti (individuali ma anche pubblici, economici, politici, ideologici ecc), i quali ne fanno uso secondo i contenuti e gli scopi che essi si prefiggono di volta in volta. Basti pensare a come usiamo scontatamente - cioè senza verificarne la ragionevolezza o il significato essenziale - alcune parole fondamentali nei nostri discorsi pubblici, quali nascita e morte, vita e natura, diritto e giustizia, democrazia e mercato, liberalismo e uguaglianza, e molte altre.

 

Ma proprio qui si evidenzia il problema: il soggetto che detiene e usa la ragione come una sua facoltà o un suo “potere”, le darà anche l’orientamento che egli ha già in anticipo deciso di adottare. È la volontà di chi la usa, a decidere della natura della ragione, ribaltando così tutta una lunga e gloriosa storia, secondo cui è invece la natura “oggettiva” della ragione a decidere della volontà del soggetto, aprendo di fronte ad esso tutto l’orizzonte della sua domanda di significato e tracciando la traiettoria tendenzialmente infinita della sua attesa di una risposta adeguata.

 

Con la conseguenza che, se la ragione (come facoltà umana) o la razionalità (come caratteristica dei discorsi e delle azioni degli uomini) costituiscono il dominio della misurabilità e della produttività delle decisioni pregiudiziali, esse sono condannate a lasciare fuori di sé tutto ciò che chiamiamo il “sentimentale” o l’“emozionale”, il “vitale” o il semplicemente “naturale”, ritenuti “ovviamente” irrazionali o nel migliore dei casi a-razionali, nel duplice senso che eccedono le nostre capacità di controllo culturale e non hanno un’origine e un fine diversi dal mero accadimento naturalistico.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

 

 

 



  PAG. SUCC. >