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PORZUS/ È ancora il vecchio Pci a dettare la linea. Grazie a Wikipedia…

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

I funzionari ministeriali sono riusciti a ricalcare la stessa propaganda anti-osovana di sessant’anni fa, giustificando così l’eccidio: «Il rifugio dato a Elda Turchetti fu il casus belli che giustificò l’azione degli uomini di Mario Toffanin. Infatti, secondo le direttive emanate nell’ottobre 1944 dal Comando generale del Corpo volontari della Libertà del Nord Italia, ogni tentativo di trattativa con i nazifascisti era da considerare tradimento e quindi, essendo in tempo di guerra, da punire con la condanna a morte per fucilazione».

 

Dalla vasta documentazione disponibile non emerge alcun tentativo di trattativa con i nazifascisti e i numerosi processi sulla strage hanno definitivamente sgomberato il campo da ogni sospetto. Non solo. Molti testimoni ritengono ancora oggi che Elda Turchetti abbia rappresentato un’esca inviata appositamente per creare il pretesto.

 

A ogni modo, ciò di cui normalmente non si vuole tenere conto è il contesto in cui la strage di Porzûs matura. Il Friuli, la Venezia Giulia e la Dalmazia erano terre attraversate da un doppio confine: territoriale e ideologico. L’obiettivo dei partigiani comunisti era il raggiungimento del socialismo reale. Ogni mezzo era buono per ottenerlo. Anche assecondare le mire titine, sottraendo il Friuli alla sfera di influenza angloamericana e mettendo gli Alleati di fronte al fatto compiuto, una volta finita la guerra. Questa la linea di tutto il Partito comunista italiano.

 

Del resto lo dimostra lo stesso storico del Pci, Paolo Spriano, pubblicando le istruzioni che Palmiro Togliatti invia a Vincenzo Bianco (Vittorio), delegato presso il Comitato Centrale del Pc sloveno. Il documento, spedito il 19 ottobre 1944, recita: «Noi consideriamo come un fatto positivo, di cui dobbiamo rallegrarci e che in tutti i modi dobbiamo favorire, la occupazione della regione giuliana da parte delle truppe del maresciallo Tito».

 

E più avanti: «Questo vuol dire che i comunisti devono prendere posizione contro tutti quegli elementi italiani che si mantengono sul terreno e agiscono a favore dell’imperialismo e nazionalismo italiano e contro tutti coloro che contribuiscono in qualsiasi modo a creare discordia tra i due popoli» [1].

 

Nella visione ideologica dei comunisti non poteva esistere una posizione terza: o con i nazifascisti o con l’Unione Sovietica che, in quanto anticapitalista, è l’unica vera portabandiera dell’antifascismo. Da qui l’ostilità nei confronti delle formazioni Osoppo che rifiutano di combattere al fianco delle Brigate Garibaldi sotto le insegne dell’esercito di liberazione jugoslavo.

 

[1] P. Spriano, Storia del partito comunista italiano. Vol. V. La Resistenza. Togliatti e il partito nuovo, Giulio Einaudi ed., Torino, 1975, p. 437.

 

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COMMENTI
03/06/2010 - Anche la medaglia d'oro a De Gregori era inquinata (Sergio Palazzi)

Nel '45 la motivazione della medaglia d'oro a Francesco De Gregori, capitano degli alpini, era come minimo reticente e controversa (su Wikipedia si trova anche quella, of course!), con la frase finale "dove il comune spirito patriottico non sempre riusciva a fondere in un sol blocco le forze della Resistenza" che lascia pensare che i diversi gruppi partigiani qualche volta bisticciassero su qualche cosetta, magari sul rancio o sull'ora della sveglia... Ma allora si era nel '45, non solo la verità faticava a circolare ma i conti erano ancora tutti da fare. Dopo 65 anni, tenendo conto che pure Pasolini e De Gregori non hanno taciuto quel che successe a fratello e zio, dopo l'89, siamo ancora a questi livelli. Ma non trascuriamo un altro aspetto: la banalità del male burocratico. La sciatteria con cui gli uffici preposti curano la toponomastica e le intitolazioni non vale solo per queste situazioni estreme. Chiunque abbia fatto pratiche di questo genere presso qualche amministrazione locale preposta sa che, con buona probabilità, la pratica finisce in mano a qualche impiegato di limitata disponibilità e cultura che gratta quel che trova, e Wikipedia è molto comoda. Del resto, Buzzati venne premiato per averci fatto conoscere la geografia dell'importante regione del deserto dei Tartari... e non è da escludere che la scrivania dello scribacchino dell'epoca sia passata in eredità per usucapione al suo odierno nipote.