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ARTE/ "Tota pulchra": dalla bellezza di Maria alla pietà del popolo cristiano

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Silvia Salvadori, riproduzione di Sandro Botticelli, Madonna del libro (1480-81)  Silvia Salvadori, riproduzione di Sandro Botticelli, Madonna del libro (1480-81)

Intorno alla figura della Vergine madre di Cristo l’arte e la cultura religiosa hanno ricamato un intreccio imponente di parole e di immagini simboliche. Dal cuore di questo fiume ininterrotto, affiora la tradizione di una pratica devota antica e un tempo capillarmente ramificata: quella della «salutatio membrorum», che «passava in rassegna, dal capo ai piedi - ha scritto Giovanni Pozzi -, le membra di Maria dando a ciascuna la sua lode».

 

Le sue origini erano comunemente ricollegate alle visioni di santa Brigida di Svezia. Ma la formula a lei fatta risalire è probabilmente spuria e rifonde materiali di provenienza eterogenea. Fu una specie di devozione «molto praticata negli ambienti della “devotio moderna”» e «se ne trovano ancora tracce nei manuali di pietà del Seicento».

 

Il sottofondo dottrinale della «rassegna delle parti anatomiche» della Madonna, da cui scaturiva l’elogio della sua proporzionata, luminosa e assolutamente unica bellezza, era il principio del Tota pulchra, esaltato da una robustissima tradizione teologico-liturgica, oltre che tradotto in uno stile di rappresentazione iconografica che contribuì in modo determinante a far trionfare la virtù, fra tutte emblematica, dell’Immacolata Concezione.

 

La sottolineatura dell’eccellenza estetica di Maria si presenta però sempre strettamente intrecciata a quella della grandezza inesauribile della sua fecondità materna. Per questo le Avemarie, o le altre preghiere da recitare immaginando di collegarle al capo, agli occhi, alla bocca e a tutti i sensi fisici di Maria si abbassavano, poi, fino a toccare le braccia che avevano accudito al Divino Bambino, il seno gonfio di vitalità nutriente che l’aveva allattato, il «ventre» che l’aveva generato, le ginocchia e i piedi di colei che l’aveva sostenuto e trasportato da un luogo all’altro quando era bambino e anzi prima ancora di nascere, cominciando dalla visita a Elisabetta.

 

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