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GIUSTIZIA/ De Rita: così il moralismo dei magistrati ha messo in crisi l’etica pubblica

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Il conflitto di oggi tra politica e giurisdizione è tutto interno alla crisi della giurisdizione, che oggi appare gonfiata a dismisura. Tutto è reato, ma se tutto e reato più nulla è reato. A questo si accompagna l’enfasi sulla prescrizione. Che non risolve, al massimo nasconde il problema generale del rapporto tra moralità e reato, che resta intatto.

 

Un effetto della confusione che lei denuncia tra reato e peccato (definisce i magistrati «sacerdoti del reato») è il possibile ritorno ad un certo fondamentalismo. Perché e in che senso?

 

Perché se il magistrato non ha la possibilità di gestire il reato mediante la giurisdizione - per vari motivi: perché la giurisdizione scoppia, perché definire il reato è sempre più difficile, perché interviene la prescrizione, ecc. - allora cosa fa? O passa le carte, o fa filtrare le intercettazioni al giornale il quale puntualmente dichiara di fronte al popolo che il signor Tal dei tali ha peccato. È il meccanismo della gogna mediatica che ben conosciamo. “Non posso perseguirne il reato perché so che tanto quello se la cava lo stesso; intanto addito il peccatore”. Allora il neo-fondamentalismo non è la jihad islamica, ma questo moralismo di bassa lega che diffonde un giudizio etico improntato al peccato. Una scomunica pubblica, la cui sorte inevitabile è di venire cavalcata politicamente da qualcuno.

 

 



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COMMENTI
08/06/2010 - dimenticato (FRANCO GRIZIOTTI BASEVI)

Interessante. Mi permetto di suggerire: e la "res publica?" dov'è finito il rispetto per la "res publica?". Potremmo rincominciare da lì? Forse tantissimo andrebbe a posto da solo.