BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Fa più danni il buonismo o la crisi economica?

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

I tempi che viviamo in Italia (crisi, accenni di ripresa, la necessità di attuare risparmi e compiere sacrifici) ci mostrano ogni giorno di più l’urgenza di perseguire il bene comune. Ho assistito a un dialogo tra un manager e un imprenditore torinesi di cui ho grande stima e provo a riferirvene alcuni contenuti. Vi dirò solo alla fine chi sono.

 

Dice il manager: «Il bene comune cresce esponenzialmente rispetto al crescere degli interessi individuali». Dice l’imprenditore: «L’interesse, ecco il nodo: devo operare per l’interesse di chi lavora con me e così facendo ne ho un tornaconto individuale. Non è una concessione - continua l’imprenditore - al contrario è una furbata. Più faccio star bene chi lavora con me, più lo faccio sentir parte del mio progetto, più riesco a motivarlo, più ottengo; non io personalmente subito, è ovvio, ma l’azienda in termini di competitività e di capacità di svilupparsi e di guadagnare soldi. Di conseguenza, eccomi accontentato anche su ciò che alla fine mi sta più a cuore: il mio interesse personale».

 

«Il bene comune - aggiunge il manager - si costruisce attraverso una sinergia sociale dove 1+1 è maggiore di due, dove le utilità di x e y sono moltiplicate e non semplicemente sommate. Applichiamo questo ragionamento al numero di relazioni tra gli individui che compongono un’organizzazione, quali un’azienda, un’opera no profit, una bocciofila, una comunità, un paese, una nazione eccetera, moltiplichiamo questo numero anche per le relazioni tra le diverse organizzazioni e otterremo una cifra che tende a infinito. È questa la dinamica alla base del progresso della nostra civiltà o della sua decadenza».

 

Cose dell’altro mondo? Teoria? Guardiamo la nostra storia: «Nel secondo dopoguerra - rileva il manager - quando ancora erano vivi i ricordi della sofferenza comune e la memoria di una prova condivisa, l’Italia ha compiuto il miracolo della sua ricostruzione. Il fattore dinamico di questo sviluppo è stato una sintesi straordinaria tra interessi individuali e bene comune, percepito come valore in sé avendo sperimentato, durante gli anni della dittatura e della guerra, gli effetti tragici della sua assenza».

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

  



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
14/06/2010 - Interessante, ma ... (Roberto Bera)

... che tipo di "processo" viene implementato in azienda affinchè quanto scritto sopra non restino belle parole, come "un idea e soltanto un idea.." come cantava Gaber? Mi piacerebbe, visto che Moraglio e De Matteo mi conoscono bene, poter continuare il dialogo.

 
12/06/2010 - impresa etica ? (attilio sangiani)

a me pare che una impresa si può definire "etica" quando risponde alla vera natura dell'uomo,che non è "nè angelo nè bestia. Chi fa l'angelo fa la bestia" (B. Pascal ). Quella descritta così bene nel dialogo mi sembra la giusta impresa "etica". Invece quella di chi ipocritamente disdegna ogni interesse personale ( angelo ),come fosse malvagio,finisce con tramutarsi nell'impresa radicalmente individualistica ( bestia ),come quelle che hanno scatenato la crisi finanziaria ed economica. Si può forse ricordare la fine di F.W.Nietzsche,che per voler essere "puro,perfettamente disinteressato,non ipocrita" ha concluso la sua parabola di vita con ."tutto è falso,tutto è lecito " ed è precipitato nella pazzia.