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ARTE/ Il filo di Aracne. Quando la tessitura racconta la storia di un popolo

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Albero della vita e albero biblico di Jesse, che raffigura la genealogia di Cristo, tendono a coincidere. Sono varianti del medesimo simbolo la vigna e l’albero della conoscenza. «Ho impiegato quattro anni per esaminare i tessuti calabresi - spiega Luigia Iuliano -. Sono stata nelle chiese, a casa di tanti che mi hanno mostrato i corredi di una volta, e ho visitato le artigiane il cui lavoro ripetitivo, appreso spesso oralmente, ha permesso di conservare motivi decorativi che altrimenti sarebbero andati perduti. Ogni manufatto tessile è come un libro che racconta, solo che la scrittura utilizzata, fatta di segni, ormai non è più comprensibile. Siamo diventati analfabeti».

                

Da qui la paziente ricostruzione della Iuliano che arriva a raggruppare i disegni sui tessuti in base all’appartenenza ad alcune figure stilizzate: complementarità, acqua, rosa, fertilità, protezione, centro, simboli geometrici e simboli zoomorfi. L’edera, ad esempio, fa parte dei segni di protezione. È rappresentata ai bordi del copriletto, a sottolineare la necessità di proteggere lo spazio nuziale. Le sue foglie perenni simboleggiano l’immortalità, così come il suo aggrapparsi tenacemente richiama il senso dell’amore duraturo.

 

Nella ricerca, che non si è limitata al mero esercizio erudito, è stata coinvolta anche Graziella Guidotti, designer tessile fiorentina, consulente di musei e industrie in Italia e all’estero, tra le fondatrici dell’associazione Coordinamento tessitori a cui aderiscono circa 300 tra appassionati e professionisti. «Chi si avvicina alla tessitura si innamora - dice la Guidotti -. Ma sebbene tante persone sappiano tessere, poche conoscono la tessitura. Invece la conoscenza determina l’atto creativo».

 

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