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LAICITA’/ La filosofia della mente che fa fuori l’esperienza religiosa

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Tutto ciò che sembra alludere a una dimensione ulteriore a quella materiale, compresa, ad esempio, la psiche umana è visto come un potenziale fianco aperto a visioni del mondo che, spesso impugnando la Bibbia, sfociano nell’irrazionalità più totale. Di qui, ad esempio, i fiumi di inchiostro versati negli scorsi decenni per articolare nel modo più solido possibile la tesi che gli stati mentali sono semplicemente identici agli stati fisici del cervello (qualunque cosa questo voglia dire). Di fronte alle superstizioni che imperversano, il naturalismo appare come uno spazio di pensiero angusto ma per lo meno sicuro.

 

C’è un solo problema: il naturalismo, a ben vedere, non è meno irrazionale delle dottrine bizzarre dei vari Bible Freaks. In entrambi i casi siamo di fronte a un uso molto ristretto e pregiudicato della ragione. Nell’un caso si vuole ammettere solo ciò che è compatibile con superstizioni a sfondo biblico. Nell’altro si vuole restringere la ragione a contare atomi e molecole. In entrambi i casi ciò che è auspicabile è, come voleva Husserl, un ritorno alle cose stesse, così come si danno nell’esperienza. Perché l’esperienza non è né superstiziosa né naturalista.

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