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BURQA/ Sarkozy dice no al velo e mette alla prova la vera laicità della Francia

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Ma il burqa non ha niente a che vedere con la religione. Come ha scritto su questo giornale Souad Sbai, deputato italiana del Pdl, citando il grande imam dell’università al Ahzar del Cairo, «il burqa e il niqab non hanno nulla a che spartire con la religione». La stessa cosa ha detto Copé: «non si tratta di un problema religioso, perché il burqa non è una prescrizione religiosa».

 

Un progetto di legge molto contestato

 

Molti sono stati i critici di questo progetto di legge. C’è chi ha chiesto, giustamente a mio parere, perché fosse così urgente una legge che riguarda non più di 3000 donne in tutta la Francia (tanti sono, diciamola tutta, gli stessi che a squarciagola chiedono le unioni tra persone dello stesso sesso - unioni che in Spagna hanno costituito di media, dal 2005, l’1,6% dei matrimoni totali, circa 3000 ogni anno).

 

Altri, come Martine Aubry, capo de Partito socialista francese, si sono limitati a dire, senza argomenti consistenti, che «bisogna smetterla di pensare che il burqa sia il problema essenziale dei francesi» o a sottolineare le difficoltà di applicazione che comporterebbe una tale norma: «Il divieto in tutto lo spazio pubblico - ha detto la stessa Aubry - sarà difficile da rendere operativo». Altri ancora, riallacciandosi alla critica del punto 2 del rapporto del Consiglio di Stato, sono contrari a una tale legge in quanto lesiva del diritto fondamentale delle donne che decidessero di portarlo senza costrizioni.

 

In primo luogo potremmo domandarci se i valori che la legge vuole difendere sono solo europei o, addirittura, solo francesi. Le motivazioni addotte dalla legge sono abbastanza limitate su questo punto poiché fanno appello unicamente a certi valori nati «dal nostro [francese e repubblicano] patto sociale». Ci vorrebbe, se proprio si vuole dire il perché, un accenno di carattere più universale, meno ideologico. E cioè, che questi valori sono parte dell’umanità di tutti, anche di coloro che vi si oppongono, e non solo dei francesi che hanno deciso di darsi una tale norma. In secondo luogo è problematico l’appello alla sicurezza come motivazione della legge. È, mi pare, un’aggiunta non necessaria alla già più che sufficiente motivazione della dignità, ed è il punto più debole e più bisognoso di eccezioni: si potrà avere il viso coperto nei luoghi pubblici - come sancisce l’articolo 2 della legge - per «ragioni medicali o per motivi professionali, nelle feste o nelle espressioni tradizionali».

 

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COMMENTI
20/07/2010 - La bellezza è di tutti. (claudia mazzola)

Qui a Brescia ho incontrato solo due donne col Burka, ho provato angoscia, avrei voluto guardare quegli occhi belli, la vita non si nasconde.