BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TEATRO/ A Siracusa i detenuti recitano Sofocle in siciliano e "parlano" al mondo

Pubblicazione:

Siracusa, il teatro greco  Siracusa, il teatro greco

 

U zoppu, “Lo zoppo”, è una pièce in due atti liberamente tratta dal Filottete di Sofocle. Il testo originale racconta la vicenda di Filottete, arciere infallibile abbandonato sull’isola di Lemno a causa di una ferita infetta da cui emana un odore insopportabile. Sono passati dieci anni da quando Ulisse e gli altri capi greci decisero di disfarsi del compagno d’armi. Adesso, però, è stata vaticinata l’impossibilità di sconfiggere Troia senza l’arco e le frecce di Filottete, motivo per cui Ulisse convince Neottolemo, giovane figlio di Achille, a raggirarlo con l’inganno per impossessarsene.

 

Prendendo le mosse dalla tragedia, U zoppu ingigantisce le situazioni e aggiunge alcuni personaggi non presenti nella versione sofoclea alternando linguaggi diversi in funzione dei ruoli. In particolare inventa e fa esprimere la figura del comandante della nave in italiano, con periodi ampollosi e roboanti tipici del miles gloriosus di plautina memoria, mentre gli altri personaggi comunicano in un siciliano standardizzato, seppure con forti venature catanesi.

 

Luigi Pirandello aveva condotto un esperimento filologico simile. Su richiesta dell’autore conterraneo Nino Martoglio aveva tradotto il dramma satiresco Il ciclope di Euripide scrivendo U ciclopu. Nella rielaborazione comica dell’episodio omerico, il premio Nobel utilizza tre registri diversi: uno per Sileno, uno per Polifemo e un altro per Ulisse, in modo da connotare l’appartenenza a una classe sociale differente. In bocca al primo, divinità selvaggia dei boschi, mette una parlata da bassifondi; l’eloquio del ciclope, invece, appartiene all’ambito contadino, con frasi semplici ed elementari; il re di Itaca, infine, spazia continuamente dall’italiano al siciliano, a dimostrazione del suo cosmopolitismo.

 

L’anno scorso anche Liddo Schiavo ha fatto rappresentare tra le mura della Casa circondariale Il ciclope di Euripide. Il suo adattamento, però, scritto una ventina di anni fa, non è una mera traduzione dall’originale. È un’operazione volutamente “manipolatoria” in cui l’incontro tra il greco Ulisse e il siciliano Polifemo vede nel primo il prototipo del faccendiere, dello speculatore che viene da fuori con l’unico intento di sfruttare la buona fede degli autoctoni per arricchirsi. E infatti ruba il formaggio e le altre povere cose del gigante, anticipando un lungo elenco di colonizzatori dell’isola.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

 

 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >