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SANTA TECLA/ Le "foto" di Giovanni e Andrea confermano i Vangeli

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Catacombe di S. Tecla, Roma. Particolare  Catacombe di S. Tecla, Roma. Particolare

 

1. Le immagini delle catacombe hanno una notevole importanza documentaria: ci fanno sapere gli orientamenti, gli interessi, le letture, insomma lo sfondo culturale della primitiva comunità cristiana. Una delle immagini presenti nella catacomba raffigura una matrona adornata di gioielli che reca in mano un libro. Siamo nel momento in cui il cristianesimo si diffonde, pur tra contrasti e resistenze, nell’ambiente della nobiltà romana, grazie all’azione di Papa Damaso e di San Gerolamo: essi predicano il messaggio cristiano alle donne colte e dotate di mezzi delle élites romane, con l’opposizione spesso dura dei mariti e dei padri, che ritengono eccessive le esortazioni di Gerolamo a una severa vita di ascesi (tanto che ad un certo punto Gerolamo preferì allontanarsi da Roma e recarsi in Palestina). Di tutto questo avevamo una consistente documentazione attraverso le lettere di Gerolamo. La raffigurazione pittorica conferma quanto sapevamo dalla documentazione letteraria e ci fornisce quasi una fotografia di quell’epoca e di quel contesto.

 

2. La coerenza, rilevata dagli specialisti, tra l’immagine di Andrea e Giovanni recuperata nella Catacomba e quelle dei secoli successivi mostra l’esistenza di una tradizione iconografica che risale sicuramente più in là del IV secolo e alla quale i pittori della Catacomba dovevano ispirarsi. In una parola, i primi discepoli e i cristiani dei primi secoli sentirono il bisogno di conservare una memoria di avvenimenti e personaggi fondamentali della Chiesa primitiva attraverso una tradizione di documenti (testi e immagini) che veniva consegnata alle generazioni future.

 

3. Il ritrovamento di queste immagini degli apostoli aggiunge un ulteriore tassello a un quadro di conoscenze già molto ampio circa la vita delle prime comunità cristiane. Ogni nuova scoperta non fa che aggiungere conferme a quanto già si sapeva o si ipotizzava. Tanti dubbi e tanti scetticismi sono stati spazzati via negli ultimi decenni. Per esempio, fino a una cinquantina di anni fa alcuni mettevano in dubbio l’esistenza storica di Ponzio Pilato e asserivano che i soli passi di storici antichi in cui si menzionava la sua figura (degli scrittori giudaico-ellenistici Filone Alessandrino e Flavio Giuseppe e dello storico romano Tacito) erano aggiunte posteriori fatte da cristiani. Poi nel 1961 venne alla luce a Cesarea (in Palestina) un’iscrizione latina dell’età di Tiberio (l’imperatore durante il cui regno ebbero luogo il processo e la crocifissione di Gesù) in cui compariva il nome del personaggio.

 

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