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LA STORIA/ "Ho la grazia di essere miserabile". Padre Aldo Trento si racconta

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Padre Aldo Trento  Padre Aldo Trento

 

[Quest’uomo, pensi, è di una radicalità che affascina e fa paura.] Tu parli e mostri di vivere di un’unica ragione, Gesù Cristo. Ma prova a guardare alla vita della maggior parte degli uomini oggi, che sembrano fare di Cristo, dunque di un senso ultimo, a meno. Come giudichi tu uno che, non credendo in Dio, nella difficoltà o nella vecchiaia, o anche solo nel vuoto che percepisce, sia più o meno educatamente disperato?

 

Lo giudico ragionevole. La disperazione, in chi sia convinto di essere solo al mondo e di andare verso il nulla, mi sembra un segno di lucidità, di un non raccontarsi storie.

 

Dunque è un aut aut: o in Cristo, o non c’è nulla per cui vivere davvero.

 

Sì, è un aut aut.

 

Senti: ma se vent’anni fa, quando eri drammaticamente depresso, ti avessero preso e curato con i migliori psicofarmaci, se ti avessero “sistemato” e rasserenato, oggi come saresti?

 

Non so. Non sarei come ora e credo fermamente che Dio abbia “voluto” questo per fare ciò che ha fatto. Non avrei cercato come ho cercato. Ora posso dire che quella sofferenza, che è stata davvero grande, ha avuto un senso: nei moribondi che assisto, così come in tanti che mi scrivono chiedendo aiuto come a un padre. Ora posso capire le “notti dell’anima” di cui parlano alcuni santi. Capisco quel buio, che è un vuoto teso a provocare una più intensa domanda.

 

Ma allora dalla depressione non bisogna curarsi? Mi sembra un’idea pericolosa.

 

Sarei un masochista se rispondessi di no. Dio ci ha creato per essere felici, non per soffrire, e tanto meno per soffrire questa malattia esistenziale che toglie non solo il gusto, ma anche la voglia di vivere. Il problema è accogliere questa malattia, come del resto ogni altra, come una possibilità di redenzione, di purificazione, come occasione per dire con tutta la propria libertà “sì” a Cristo, guardandolo in faccia. Come la ragione e la fede camminano insieme, così anche la fede non può non favorire e sostenere tutte quelle possibilità che la medicina offre per alleviare o vincere il dolore, quando è possibile. Ricordando sempre però che, in questo mondo, il dolore come la morte accompagnano sempre l’uomo. Per cui l’unico senso del dolore lo si coglie guardando il Crocifisso e il Cristo risorto.

 

Sono tanti, padre Aldo, quelli che ti scrivono?

 

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