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RISCOPERTE/ Florenskij spiega perché ci vuole un amico per conoscere Dio e il mondo

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Il gulag delle Isole Solovki, dove venne imprigionato P. Florenskij  Il gulag delle Isole Solovki, dove venne imprigionato P. Florenskij

 

Testimone della verità cristiana

 

Ancora giovanissimo, da poco iscrittosi alla Facoltà di Matematica e Fisica dell’Università di Mosca, Pavel A. Florenskij scriveva profeticamente in una lettera alla madre di voler dedicare la propria vita a dar forma ad una nuova sintesi tra l’ecclesialità e la cultura universale, «far confluire l’intero insegnamento della Chiesa in una visione filosofico-scientifica e artistica del mondo». Così, non appena discussa la sua tesi di laurea, che suscitò grande ammirazione tra i maggiori matematici dell’epoca, i quali gli offrirono la possibilità di intraprendere una brillante carriera accademica, nel 1904 sorprendentemente egli si iscrisse all’Accademia Teologica di Mosca per dedicarsi alla ricerca delle radici dottrinali e spirituali della cultura cristiana in rapporto alla conoscenza integrale del mondo.

 

L’obiettivo venne perseguito con tenacia dal giovane Florenskij, mettendo a frutto una molteplicità di competenze in svariati campi di ricerca, al punto tale da essere denominato dai suoi contemporanei il “Leonardo da Vinci della Russia”. In effetti, l’elaborazione scientifica complessiva di questo genio del pensiero russo che spazia nelle molteplici forme dello scibile con singolare competenza e padronanza dei più svariati registri formali, non finisce mai di stupire, sia per l’originalità del pensiero e delle intuizioni, sia per la competenza interdisciplinare che anticipano molti versanti della ricerca filosofica e scientifica contemporanea. Nel pensiero di padre Florenskij, sacerdote scienziato, ma anche sposo e padre di cinque figli, poi martire della Chiesa ortodossa che ha saputo pensare, affermare e testimoniare la verità nel cuore della tragedia del Novecento, vita e pensiero, fede e ragione, cristianesimo e cultura, invenzione scientifica e creazione artistica costituiscono un’unica indissolubile realtà, un’unica totalità organica animata da un ininterrotto palpitare di nessi. 

 

Consapevole dei rischi e delle persecuzioni in atto, Florenskij subisce tutte le umiliazioni e le violenze che conosciamo, fino all’atto estremo del sacrificio di sé per rendere possibile la liberazione di altri compagni di cella. Florenskij venne arrestato nel maggio del 1933 e dopo alcuni mesi di carcere condannato a dieci anni di lavori forzati, prima nel Campo siberiano di Skovorodino, poi nel terribile gulag delle isole Solovki. Verso la fine del 1937 egli venne improvvisamente trasferito a Leningrado per essere fucilato l’8 dicembre del 1937, all’età di 55 anni.

 

Un capolavoro del pensiero del XX secolo

 

Tra i frutti più maturi di questa prima fase di elaborazione filosofico-teologica spicca l’opera considerata generalmente il suo capolavoro, vale a dire La colonna e il fondamento della verità (Stolp i utverždenie istiny) pubblicato per la prima volta nel 1914. L’opera suscitò grande ammirazione e stupore, ma anche alcune reazioni critiche soprattutto da parte di alcuni esponenti della teologia ortodossa, piuttosto restii a cogliere la portata innovativa del metodo epistolare, messo in atto da questo singolare “trattato” teologico-filosofico, ma anche la radicalità spirituale dei contenuti ivi proposti.

 

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