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RISCOPERTE/ Florenskij spiega perché ci vuole un amico per conoscere Dio e il mondo

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Il gulag delle Isole Solovki, dove venne imprigionato P. Florenskij  Il gulag delle Isole Solovki, dove venne imprigionato P. Florenskij

 

Alla filosofia Florenskij riserva il compito di mettere in atto un rigoroso esercizio della ragione, evitando che questa si riduca ad astratto e vuoto razionalismo e schematismo concettuale, a ragione paga soltanto di una corrispondenza formale ad una norma. Al contrario, la ragione deve poter sussumere in sé la vita, instaurare un legame vitale con l’essere, poiché come afferma padre Pavel: «Se la ragione non partecipa dell’essere, neanche l’essere partecipa della ragione, cioè esso è alogico, e allora è inevitabile considerare illusoria ogni sorta di nichilismo, fino all’appassito e triste scetticismo» (p. 84).

 

Ma come uscire da questo «pantano del relativismo»? Occorre considerare la ragione umana nella sua forza reale, nella sua attività, mostrando come la ragione partecipi dell’essere e l’essere della razionalità. Per Florenskij «la ragione non è un sistema di funzioni meccaniche sempre uguali a se stesse, ugualmente applicabili a qualunque materiale e a qualunque situazione. No, essa è qualcosa di vivo e di teleologico, un organo dell’essere umano, un modus di interazione dinamica del soggetto conoscente con l’oggetto conoscibile, vale a dire un tipo di relazione vitale con la realtà».

 

Proprio questa relazione vitale con la realtà spetta alla dialettica del pensiero. In tal modo si esce gradualmente dal sistema dei concetti chiusi e rassicuranti del quieto possesso, dallo schematismo della ragione logica, formale e calcolante, per inoltrarsi verso lo spazio aperto dei compossibili e delle differenti forme della conoscenza resi attingibili dalla «ragione nuova», fino a scorgerne gli immensi spazi della razionalità e della sapienza. Sono questi i nuovi orizzonti dilatati dalle dinamiche forme dialettiche del pensiero messe in atto da Florenskij (ragione relazionale, simbolica, comunionale, poetica, mistica ecc.) che scaturiscono dalla comune relazione vitale con la realtà indagata e contemplata oltre il suo apparente strato fenomenico, anticipando una sorprendente consonanza con quanto più recentemente sostenuto dal magistero di Benedetto XVI circa la necessità di una ragione aperta, allargata, trascendente.

 

Conoscenza e amore

 

Nei primi quattro capitoli dello Stolp, da matematico e rigoroso uomo di scienza, Florenskij delinea un’esemplare ricerca della verità colta nel suo valore logico, ontologico e salvifico, come cammino verso la sapienza dell’amore. Dapprima egli persegue la sua ricerca attraverso la messa in atto di una ragione esigente, di un rigoroso esercizio delle forme logiche e gnoseologiche della ragione. Qui si esplicano i criteri della veridicità e dell’attendibilità, si analizzano i concetti accessori ed in più l’autore in maniera specifica e rigorosa delimita le riflessioni con gli strumenti della filosofia razionale con le regole della sillogistica formale nel loro diverso grado di attendibilità dimostrativa, conducendole fino alle loro estreme possibilità, tanto da percepire (sulla scorta di Pascal e dell’ultimo Schelling) una sorta di «abisso della ragione» che fa precipitare la coscienza nel più tormentato inferno scettico.

 

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