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RISCOPERTE/ Florenskij spiega perché ci vuole un amico per conoscere Dio e il mondo

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Il gulag delle Isole Solovki, dove venne imprigionato P. Florenskij  Il gulag delle Isole Solovki, dove venne imprigionato P. Florenskij

 

La “filosofia dell’homoousìa” che intesse da cima a fondo l’architettura del suo capolavoro, va compresa alla luce della filosofia dialogica dell’amicizia, la quale ha la pretesa di rivelare nientemeno che una consustanzialità anticipata o una «anticipata conoscenza della Verità». Nella lettera su L’amicizia il pensatore russo porta ai suoi esiti più maturi l’ethos ontologico trinitario che ha nella relazione personale di amicizia, quale riverbero radioso delle «dimore celesti», la sua concretizzazione esistenziale. L’amicizia, che è sempre esodo verso la terra inesplorata dell’altro, verso il suo mistero e forse la sua impenetrabilità, è anche la cifra di una «consustanzialità anticipata», e proprio in quanto tale essa «non è solo etica e psicologica, ma prima di tutto ontologica e mistica, e così l’hanno veduta in tutti i tempi coloro che hanno contemplato le profondità dell’esistenza (…). L’amicizia è la contemplazione di se stesso, attraverso l’Amico, in Dio » (p. 448).

 

Nell’epoca della frammentazione e dell’atomizzazione analitica della cultura, Florenskij ha avuto il coraggio di proporre questa originale Summa, rilanciando con vigore teoretico e spirituale un rinnovato confronto e incontro tra filosofia e teologia, rinsaldando quei nessi vitali tra ragione ed essere, tra ragione e passione, tra conoscenza e amore, tra sapienza e amore, legami palpitanti di vita che il pensiero moderno e contemporaneo ha spesso smarrito o intenzionalmente abbandonato.

 

Egli resta così uno dei rari pensatori del Novecento che sia riuscito nella delicatissima impresa di assumere l’esperienza teorica e pratica dell’amore come cardine di un nuovo pensare, evitando il rischio incombente delle astratte costruzioni edificanti e moralistiche o delle fughe spiritualistiche. La filosofia della religione di padre Florenskij ha infatti la sua chiave ermeneutica nell’amore quale fulcro dell’esperienza rivelativa e della conoscenza; un’intellezione d’amore che restituisce alla filosofia la sua originaria vocazione sapienziale, instaurando un legame vivo con il mistero fontale dell’amore trinitario. 

 

 

 



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