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LETTURE/ Perché d’estate i "gialli" hanno così tanto successo?

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Peter Falk nei panni del celebre Tenente Colombo  Peter Falk nei panni del celebre Tenente Colombo

 

Non occorre addentrarsi in menti criminali e perverse, basta osservare in altri le gravi conseguenze di quei moti che, se non tenuti a freno, generano le infinite piccole violenze di cui è intessuta la vita di tutti. Questo esercizio è molto utile per la curiosità intellettuale e permette a chi non è superficiale il paragone con gli atteggiamenti che normalmente intessono le relazioni umane.

 

La curiosità che caratterizza l’intelligenza è spesso sollecitata più dal male che dal bene; è evidente che gli episodi di cronaca nera attivano una attenzione che talvolta è morbosa. Distogliere lo sguardo dagli aspetti più cupi dell’animo e rivolgerli verso la luce appare una operazione difficile: anche in questo costume si palesa la frattura presente nell’uomo, chiamato alla felicità e così spesso irretito dal male.

Scandagliare gli abissi del cuore è una operazione affascinante e nei polizieschi il commissario ne è l’attore principale. La risoluzione del caso è affidata al suo intuito, alla sua esperienza, alla sua malcelata freddezza. La cosa più bella che può avvenire alla fine di un giallo è il sentimento di incredula pietà che si dipinge sul suo volto. Non spetta a lui giudicare e questo lo rende libero. Il commissario è, in fondo, la figura dell’uomo che trova la spiegazione e con questo il suo compito è finito; ma la sua pensosità va oltre, il suo lavoro stesso lo spinge a indagare sul mistero dell’uomo. Il caso non è mai chiuso.

 

 

 



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