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IL CASO/ Il crocifisso mette a nudo i nodi irrisolti dell'Europa laicista

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Ma c’è anche un altro modo per declinare la sussidiarietà, che consiste nel riconoscimento di un adeguato margine di apprezzamento da parte degli Stati membri in materia di etica, famiglia, e di rapporti con le religioni. Questa concezione può essere considerata una versione, in chiave nazionale, della nota sussidiarietà orizzontale, perché valorizza relazioni culturali e storiche sviluppatesi all’interno di uno Stato.

 

È chiaro che proprio la vicenda del crocifisso è un test chiave per intendere quale tipo di sussidiarietà Strasburgo vuole adottare. L’alternativa, dunque, è tra un sterile filo diretto tra individualismi e dispotismo dei procedimenti giudiziari, da una parte, e, dall’altra, il valore della persona intesa, come nella nostra Costituzione, nel vivo delle sua socialità. In questo senso si ripropone l’universalismo dell’umanesimo cristiano che è alla base della Dichiarazione universale dei diritti umani approvata dalle Nazioni Unite nel 1948, di cui la Convenzione alla sua origine costituisce la riproposizione europea. Ma quale simbolo può rappresentare questi valori meglio del crocifisso?

 

Del resto proprio il dibattimento di fine giugno alla Grande Chambre ha segnato un’inedita convergenza a difesa della posizione italiana tra un giurista ebreo osservante, Joseph Weiler, numerosi Paesi di religione prevalentemente ortodossa, come la Federazione russa, una organizzazione sorta negli Usa di legali protestanti, cattolici, ed ebrei (Alliance defence fund), attivi in tutto il mondo in difesa della vita e della famiglia. Novità che meriterebbero una più attenta analisi.



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