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MOSTRE/ Zhang Huan, quando la cenere è materia che unisce l’arte allo spirito

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Il PAC di Milano ospita fino al 12 settembre la prima retrospettiva europea dell’artista cinese Zhang Huan che raccoglie circa una quarantina di opere che spaziano dalle prime performance degli anni Novanta fino ai lavori più recenti realizzati con la cenere. Il titolo della mostra è Ashman, che, oltre a far riferimento al medium pittorico utilizzato dall’artista, rappresenta, come afferma lo stesso Zhang Huan «l’eroe che porto nel cuore, la personificazione di molti desideri e anime molteplici».


Zhang Huan nasce nel 1965 a AnYang City in Cina ed inizia la sua attività artistica come parte di un collettivo di artisti, conosciuto col nome di “Beijing East Village”, che raggruppa alcuni artisti residenti nelle campagne nei dintorni di Pechino ed è noto al pubblico per aver introdotto la performance nella scena artistica cinese. Dato il carattere fortemente provocatorio e crudo delle loro opere, l’attività artistica del gruppo viene più volte osteggiata dalle forze della polizia.


La maggior parte delle prime performance di Zhang Huan hanno come protagonista il corpo, spesso maltrattato, e messo a dura prova dagli strumenti e dalle condizioni più ostili. Memorabile è 12 Square Meters, il lavoro, con il quale l’artista cinese si presenta alla Biennale di Venezia del 1999: l’artista rimane per più di un’ora, nudo e con il corpo cosparso di miele e olio, dentro un bagno pubblico di Pechino, lasciando che le mosche lo ricoprano quasi completamente.


Il carattere ostile e sfacciato dei primi lavori dell’artista si stempera quando nel 1998 Zhang Huan si trasferisce a New York, dove viene a contatto con quel melting pot di culture che la grande mela racchiude. In questo periodo i tratti iconografici della tradizione cinese che avevano caratterizzato le sue prime opere, si fondono con la contemporaneità e la cultura occidentale, e le sue performance diventano sempre più coreografiche e teatrali anche se il punto focale dei suoi lavori resta sempre il corpo inteso come imprescindibile strumento di conoscenza della realtà circostante, linguaggio attraverso cui esprimersi, prova della sua stessa identità.

 

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