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STORIA/ Così i monaci hanno plasmato la società dell’io e del noi

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Altri storici ancora del diritto, come Quaglioni, fanno vedere che il dialogo tra la persona e la comunità, o meglio ancora tra il cittadino, i corpi intermedi in cui i soggetti sociali si riunivano e la collettività generale che li ricomprendeva si riflette in modo trasparente nel linguaggio elaborato dal pensiero politico della prima età moderna per descrivere il cosmo della respublica. E non poteva farlo che oltrepassando il dualismo del rapporto di soggezione tra individuo-suddito e autorità suprema dello Stato che guida e detta legge dall’alto, affermatosi solo in seguito.

 

La logica della sintesi corporativa affiora in modo eloquente nella filosofia “pratica” della seconda Scolastica, nelle teorie di Bodin e dei suoi continuatori, fino a influenzare il pensiero dei politici anti-machiavellici del Sei-Settecento, per arrivare a lambire le sistemazioni dottrinali dei primi compiutamente moderni, come Hegel con le basi storico-giuridiche del suo idealismo. Il secondo punto centrale di interesse starebbe nel mettere a fuoco l’intreccio che ha potuto stabilirsi, nell’alveo dell’espansione del cristianesimo nel cuore della realtà europea, tra l’ordine sociale di cui abbiamo parlato e la spinta a un rimodellamento in senso cristiano della coscienza degli uomini e dei rapporti che da essa scaturivano.

 

L’ethos plasmato dall’educazione della Chiesa si proponeva di purificare l’egoismo ripiegato in una volontà di realizzazione solitaria, incorporando il bisogno del soggetto umano dentro la cura più lungimirante di una comunione che era la sintesi di un io riconciliato con il noi. La metafora del corpo e della pluralità delle sue membra, il simbolo della vite e dei tralci sono diventati la forma letteraria con cui il libro sacro del Nuovo Testamento ha ricoperto di valenze sacramentali questa esigenza insopprimibile di costruire una società che faceva del desiderio di abbattere i “muri di separazione” e di ricongiungere in una “cosa sola” i “due”, che altrimenti sarebbero rimasti “estranei”, il suo supremo ideale regolatore.

 

Di nuovo, la tradizione monastica e l’esperienza della vita religiosa comunitaria sono stati la sorgente più incisiva che sul piano storico ha tenuto vivo questo modello etico di organizzazione complessiva della realtà del mondo umano. In forme ancora più largamente condivise, allo stesso obiettivo ha collaborato l’imponente tradizione associativa delle confraternite laicali del popolo cristiano. Su queste, in particolare, vorremmo tornare in un successivo intervento. 



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