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SCENARIO/ 2. Borghesi: Del Noce e quel richiamo al "senso religioso" che la DC non raccolse

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Augusto Del Noce al Meeting di Rimini del 1989  Augusto Del Noce al Meeting di Rimini del 1989

È in questi articoli che appaiono i punti fermi: il nesso tra cristianesimo e democrazia, la centralità del partito cattolico a tutela della libertà contro fascismo e comunismo, l’affermazione chiave che “il post-fascismo non deve essere un fascismo in senso contrario (antifascismo) ma il contrario del fascismo (dunque libertà e non violenza)”.

 

Sono gli elementi che Del Noce ritiene di vedere concretamente attuati nella politica e nel governo di Alcide De Gasperi, lo statista trentino che egli assume a modello al punto da concepirsi, per tutti gli anni ‘50, come il “filosofo” di De Gasperi, il teorico del suo modello politico. Allo scopo il suo lavoro filosofico corre parallelo alla sua riflessione politica. Il punto cardine del degasperismo è l’alleanza tra cattolici e laici all’insegna della libertà. Ciò permetteva di superare lo storico steccato tra guelfi e ghibellini la cui presenza aveva favorito il successo del fascismo in Italia.

 

Questo incontro, secondo Del Noce, poteva risultare produttivo solo se accompagnato da una serie di correzioni ideali. Per i cattolici si trattava di superare la pregiudiziale antimoderna, di comprendere il nesso tra cattolicesimo e liberalismo (Rosmini), di riscoprire il nesso fede-storia (Vico) contro l’“anistoricità” dello spiritualismo cristiano moderno. Per i laici si trattava , invece, di dissociare il liberalismo dal liberismo economico, nonché dal perfettismo, radice della concezione statolatrica. Una critica, questa, che avvicinava Del Noce a Croce e Tocqueville.

 

Una riflessione di grande spessore che si troverà però privata del suo contenuto allorché, agli inizi degli anni ’60, il centrismo cederà il posto al centro-sinistra. Un appuntamento importante, segnato dall’incontro tra cattolici e socialisti, a cui la DC andava incontro con un impressionante vuoto di idee. La teoria che andava per la maggiore nell’intellettualità filodemocristiana era quella sul necessario tramonto delle ideologie a seguito del diffondersi della “società del benessere”. Il comunismo sarebbe morto non perché sconfitto sul piano ideale, ma perché la società dei consumi, innalzando il livello di vita, toglie le differenze di classe che motivano la spinta rivoluzionaria. In parallello anche la Dc avrebbe perso il suo volto ideologico e sarebbe divenuta il partito della democrazia senza aggettivi.

 

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