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DIBATTITO/ Giannino: siamo troppo “calvinisti” per un mercato libero?

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David Schindler è una figura essenziale nell’ermeneutica cattolica dei nostri tempi, e dai primi anni Ottanta - quando era già direttore della versione americana di Communio, una catena internazionale di riviste teologiche alla cui idea fondativa avevano congiuntamente lavorato Hans Urs von Balthasar, Joseph Ratzinger ed Henri de Lubac - con le sue opere e i suoi corsi in primarie università statunitensi ha potentemente contribuito ad affinare il pensiero cristiano su temi come il rapporto tra l’uomo e la tecnica, la persona e lo Stato, la comunità e il mercato.

 

Il tema che affronta nel capitolo del suo ultimo libro, anticipato su queste pagine, si riferisce al più classico e noto tra i classici e noti passaggi della Ricchezza delle Nazioni di Adam Smith, in cui colui che viene considerato il fondatore eponimo della moderna scienza economica in quanto tale, oltre che conseguentemente della teoria del libero mercato e dei suoi vantaggi, affronta un punto essenziale: il rapporto tra inclinazione individuale all’utile per sé, ed effetto concatenato che ciò determina spontaneamente in utile per gli altri e per la comunità, al solo patto naturalmente che tale meccanismo venga lasciato funzionare senza improprie interferenze sui prezzi che ne alterino funzionamento ed esito.

 

È “il” dilemma dei dilemmi, per chi in chiave teorica affronti il problema della maggiore efficienza del mercato abbracciando una prospettiva classica e neoclassica - in termini di scuole economiche - rispetto a chi invece antepone - da David Ricardo in poi, variamente declinato nel tempo a seconda dei suoi discepoli che potremmo impropriamente definire più “di destra” o “di sinistra” - il problema del valore come condizione prioritaria per l’allocazione e il rendimento dei diversi fattori della produzione.

 

Ma il testo di Schindler non è una dissertazione di teoria economica. Va al punto della questione con un linguaggio piano, affrontandola con l’occhio alla Dottrina sociale della Chiesa. E poiché Schindler sceglie di evitare ogni argomento da economista, rappresenta le obiezioni a Smith nella loro versione più diretta e immediata.

 

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