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VERSO IL MEETING/ Flannery O’Connor, essere felici grazie ai limiti

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Perché proporre quest’anno al Meeting, e quindi a un pubblico italiano, una scrittrice del Sud degli Stati Uniti? Se confrontata con Leopardi, Pavese, Dante, con l’intero canone della letteratura italiana, cosa può aver da dire questa donna sul tema Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore?

Più di ogni altro scrittore moderno, Flannery O’Connor ha assunto una posizione che l’ha spinta a rimanere di fronte al cuore umano, descrivendolo in un modo che rende evidente come ci si senta soffocati, come il nostro desiderio si sbricioli e vada perduta ogni possibilità per l’uomo di essere felice, a meno che si rimanga di fronte all’Infinito. Storia dopo storia e lettera dopo lettera (dopo aver letto le sue lettere raccolte in The Habit of Being, in italiano Sola a presidiare la fortezza, pubblicato da Einaudi, qualcuno ha audacemente proposto per lei il titolo di Dottore della Chiesa), la O’Connor descrive la lotta dell’uomo con il bene e con il male, dando rilievo al dramma del nostro cuore, preso tra nichilismo e speranza, positivismo e mistero, con la “M” maiuscola.

Per lei, anche le cose più semplici, come l’appuntamento per una visita medica (vedi Ruby Turpin in Revelation), o una gita familiare (vedi il dramma tra la nonna e il Balordo in A Good Man is Hard to Find, in italiano Un brav’uomo è difficile da trovare), oppure un corso dietistico presso la locale YMCA (un’associazione maschile cristiana, come in Everything that Rises Must Converge,in italiano Ogni cosa che s'innalza deve ripiegare), diventano luoghi dove uomini e donne si confrontano con il definitivo, misterioso Tu che chiama ogni coscienza in ogni momento vigile della vita (“Ogni giorno è il giorno del giudizio” commenta un personaggio nel racconto Judgment Day). Un Tu che ci chiama fina dall’alba del tempo e con ancora maggiore immediatezza e urgenza dopo la Sua Resurrezione e Ascensione.

 

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COMMENTI
18/08/2010 - SONO INCURIOSITO (Stefano Conti)

Grazie per avermi provocato a conoscere Flannery O'Connor, e ancor di più per aver provocato il mio cuore.