BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Caligola ci spiega perchè il "cuore" non è un fatto privato

Pubblicazione:

Albert Camus  Albert Camus

Ammortizzata il più possibile la crisi con le necessarie sforbiciate alle spese correnti, la società opulenta è tornata a sedere a banchetto. Alcuni, in verità, hanno perso tutto, altri si sentono minacciati dalla precarietà o dall’assenza di futuro, ma sono drammi di cui i più non si curano, occupati come sono ad amministrare dividendi ancora cospicui e a celebrare riti intoccabili di spensieratezza. Qualche lamentela per modiche rinunce, enfatizzate come penitenze apocalittiche; e poi, la consueta soddisfazione di istinti più o meno estemporanei, più o meno fatui, soddisfazione in cui si crede di toccare l’autentica liberazione, senza i vincoli e gli impedimenti di morali definitivamente tramontate, di fedi a cui nessuno o quasi presta più credito.


La società opulenta ha debellato, pare, convinzioni e religioni, di statuto confessionale o di impronta laica, nel senso che le ha rese del tutto ininfluenti nella vita concreta, nelle scelte che contano, lasciando loro, al massimo, qualche nicchia folklorica, da esibire nelle escursioni turistiche a gitanti in cerca di curiosità. A rigore, questa società che non sa credere più in nulla non si cura nemmeno di innalzare e vantare un vessillo ateo. Lo ha osservato di recente Massimo Cacciari, nella postfazione a un volume, ormai classico, di Augusto Del Noce, Il problema dell’ateismo, adesso ripubblicato. «L’ateismo, scrive Cacciari, non si predica più. Si dà nell’ignoranza del suo stesso nome. L’ateo continuava a rapportarsi a ciò che negava, o di cui negava il significato. Ma l’ateo pratico diviene pura pratica ateistica, libera dalla stessa coscienza del suo esser tale».


Di che cosa allora ci si occupa, nel momento in cui nessuno spreca più fiato per ribadire l’ovvietà che Dio è morto, di quali problemi si cerca adesso la soluzione? «L’universale pratica ateistica presuppone che si dia risposta soltanto per i problemi tecnicamente formulabili e risolvibili attraverso il calcolo». L’obiettivo, non dissimulato, è la compiuta risoluzione delle cose nella loro immediata utilità. Nessun richiamo moralistico è in grado di scalfire una situazione del genere; non è da un appello etico, insomma, che si può ricominciare, ne sono echeggiati tanti, hanno lasciato l’indifferenza che avevano trovato e che si illudevano di scuotere.

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA >> QUI SOTTO

 



  PAG. SUCC. >