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30 ANNI/ Quei magistrati che hanno usato la strage di Bologna per legittimare il Pci

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La stazione di Bologna il 2 agosto 1980  La stazione di Bologna il 2 agosto 1980

 

In termini generali, questa certosina cura di sé, vera e propria invenzione di una tradizione, aveva un’ambizione non troppo risposta e segreta. Si intendeva sostenere che il comunismo non era un mausoleo di marmo,cioè non si doveva crocifiggerlo su Stalin e lo stalinismo. Sarebbe stato, in altre parole, un regime non rigido,ma flessibile, cioè riformabile. Si poteva democratizzarlo spogliandolo dell’armatura militaresca serratagli addosso da Lenin, da Stalin e dalla guerra fredda. A Bologna, l’aspetto relativo al welfare comunista, cioè al buon funzionamento di alcuni servizi socio-sanitari (penso agli asili-nido e all’assistenza ai vecchi), non si può negare. Altri, invece, sono classiche mitologie dell’auto-considerazione smodata che il Pci petroniano ama imbandire di sé.

 

Pertanto, la strage del 2 agosto 2000 è stata presentata immediatamente sia come un’offesa intollerabile a questa “diversità positiva” dei comunisti sia come una violenza, anzi un complotto. In esso avrebbero messo lo zampino i soliti mestatori di torbido che per un normale compagno bolognese ed italiano sono la Cia, il Mossad, i cosiddetti “poteri forti”, l’imperialismo e ovviamente tutte le possibili incarnazioni del fascismo (mai domo e anzi sempre operante) come sostenne l’amministrazione comunale e il gruppo dirigente del Pci (2). La preoccupazione era solo una: orientare le indagini e le sentenze dei processi verso l’estrema destra, cioè il vecchio eterno nemico, il fascismo.

 

Mi sento totalmente estraneo a questa sindrome di leggere il presente con gli occhi del passato, facendo dell’anti-fascismo una chiave che apre tutte le porte della nostra storia. Non ignoro che ci sia stata un’eversione neo-fascista nel nostro paese, che essa si sia macchiata di delitti e abbia montato attentati e cospirazioni con tenacia e virulenza. Non lo ignoro, e lo riconosco anzi apertamente, dopo aver letto l’enorme documentazione raccolta proprio dai giudici istruttori del processo sul 2 agosto. Un buon lavoro certamente. Da questo punto di vista.

 

Non mi convince, però, che esclusivamente o prevalentemente all’anti-fascismo essi abbiano voluto ispirare le loro indagini. Sono state ignorate o sottovalutate altre ipotesi che portavano verso lidi che per la sinistra erano, e sono, intoccabili, un territorio blindato, impenetrabile: l’estremismo di origine arabo-palestinese probabilmente in combutta con una banda come quella della primula rossa del terrorismo, “Carlos”. In altre parole, l’anti-imperialismo col suo odio senza limiti anzitutto verso Israele.

 

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COMMENTI
02/08/2010 - Una malattia dell'anima (Francesco Giuseppe Pianori)

Il comunismo è una malattia dell'anima. Una mia carissima amica definì così la situazione di Bologna: "Il comunismo ha solo colorato di rosso il borghesismo dei bolognesi". A ulteriore riprova che l'anima comunista è tipicamente borghese. Una malattia per l'appunto. Come nella leggenda del Grande Inquisitore ne I Fratelli Karamazov, ancora oggi Bologna e tutti noi preferiamo barattare la libertà con la "felicità", cioè la tranquillità squallida e inconcludente di chi si accontenta delle cose note e di un po' di pane. Panem et circenses. Dio salvi l'Italia e il Papa!