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IDEE/ Buttiglione: Augusto Del Noce? Se siamo cattolici e moderni lo dobbiamo anche a lui

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La storia si incarica di realizzare nella storia il bene, la comunione perfetta degli uomini, ed il comunismo è appunto la comunione realizzata per la forza immanente della storia e non per l’intervento gratuito di Dio. Se il comunismo è fallito allora la storia non ha nessun senso e si perde la promessa della modernità. Ciò che residua è il primato degli interessi egoistici e degli istinti meramente vitali. Non esiste nessuna verità che unifichi gli uomini. Non a caso si parla di postmoderno. La modernità è finita ed il trionfo del relativismo etico apre lo spazio del postmoderno.

 

Davanti a questa posizione (che si andava già delineando negli ultimi anni della sua vita) Del Noce osserverebbe che essa è necessaria soltanto all’interno di quella linea della modernità che ha accettato l’immanentismo e con esso si è identificata. Questa non è però tutta la modernità, ma solo una delle linee che in essa si sviluppano (quella immanentista e razionalista che va da Cartesio a Spinoza a Marx). Esiste però un’altra linea della modernità (per la verità ne esistono altre tre ma in questo articolo abbiamo solo lo spazio di occuparci di questa modernità alternativa). Questa, parte anch’essa da Cartesio e dalla sua scoperta del soggetto umano ma vede che il soggetto ha una sua consistenza oggettiva. L’uomo non è quello che pensa di essere ma ciò che effettivamente è. Scoprendo se stesso scopre al tempo stesso un essere che è prima di lui e lo pone nell’essere. La vita è allora dialogo con questo essere prima di me e tentativo di comprendere me stesso come messaggio (vocazione) di questo essere che mi precede e mi accompagna circondandomi da ogni parte. Questa è la linea della modernità che parte da Cartesio ma va verso Pascal (il più grande critico e insieme il più grande discepolo di Cartesio) e poi verso G.B. Vico e verso Rosmini.

 

Lungi dall’essere quell’antimoderno che molti hanno preteso che fosse, Del Noce è l’uomo del cristianesimo nella modernità, della riconciliazione del cristianesimo con una modernità depurata dalla deviazione immanentistica/razionalista. Quando prima Giovanni Paolo II e poi Ratzinger spiegano che il cristianesimo non vuole distruggere la modernità ma piuttosto salvarla nel momento della sua crisi, sembra quasi di sentire attraverso le loro parole la voce del vecchio maestro che entra, con il suo specifico apporto, nella grande voce della philosophia perennis, che sempre si rinnova, rimanendo sempre eguale a se stessa.

 

 

 



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COMMENTI
20/08/2010 - Una conseguenza politica. (Giuseppe Crippa)

A motivo della mia incultura filosofica (e non solo) ho fatto molta fatica a leggere questo articolo, ma credo ne sia valsa la pena, non foss’altro perché il richiamo al fatto che il pensiero contemporaneo non sia soltanto nichilismo e relativismo etico, ma anche, con altre culture, anche “cristianesimo nella modernità” (e come potrebbe non essere per chi crede nelle parole “Sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”!) mi conferma nella convinzione che uno schema bipolare è troppo semplicistico e del tutto inadeguato a gestire qualunque tipo di convivenza.