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LETTURE/ Il piccolo Rolando, ucciso dai comunisti perchè difendeva il suo grande Amico

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Un altare dedicato a Rolando Rivi  Un altare dedicato a Rolando Rivi

Finalmente questa storia che per 60 anni si è cercato di nascondere, che per 60 anni si è cercato di cancellare dalla memoria del popolo, viene raccontata in tutta la sua nuda drammaticità, in tutta la sua verità. Molte volte ho cercato di immedesimarmi in quel momento, in quel venerdì pomeriggio, due giorni prima della domenica in albis, quando i suoi persecutori lo hanno tirato fuori dalla porcilaia dove lo tenevano rinchiuso per trascinarlo nel bosco dove l’avrebbero ucciso.

 

Ho pensato a lui prigioniero insultato, percosso, schiaffeggiato, preso a cinghiate, spogliato a forza dell’abito talare che tanto amava. Ho pensato a lui tremante, assetato, da tre giorni non mangiava e non aveva più lacrime per piangere. Ho pensato alla paura che come una lama si deve essere insinuata nel suo cuore di bambino, mentre inutilmente chiedeva pietà. Ho pensato al brivido di gelo che lo ha attraversato quando i partigiani comunisti hanno estratto il coltello per torturarlo e poi la pistola per ucciderlo.

 

Eppure anche in quel momento, in quel momento in cui ognuno di noi credo sarebbe stato solo gelato dal terrore, Rolando ha ridetto a chi solo apparteneva la sua vita, ha ribadito la sua identità, ha chiesto, come raccontano i testimoni, di poter pregare. L’amore è stato più forte della paura, del dolore, dell’umiliazione, delle sevizie, delle percosse. Questo libro in qualche modo chiude con il passato, ma insieme apre al futuro e provoca la nostra vita.

 

In questo momento in cui, come scrive il grande poeta Eliot, la Chiesa è “minata dall’interno e attaccata dall’esterno”, la figura del giovane Rolando ha un valore profetico, perché ci parla dell’amore a una Chiesa profondamente radicata nella tradizione, cosciente della propria irriducibile identità, viva per rendere presente Cristo e aperta a tutti i fratelli uomini in un autentico spirito missionario.

 

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