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DANTE/ Quell’Ulisse, eroe del cuore e non solo del cervello

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Che inno all’umanità, che sintetica e magistrale descrizione della statura dell’umano, del suo desiderio! Senza esserne a conoscenza, a distanza di pochi anni due vittime del campo di concentramento, una di Hitler e l’altra di Stalin pensano a Dante, al suo Ulisse. Vi si aggrappano. Il Pikolo del romanzo di Levi, Jean Samuel, è ancora vivo e a distanza di anni ha detto di quel recitare ad alta voce Dante da parte di Levi in una fredda mattina di Auschwitz: “Era l’estrema protesta del concentrazionario”.

 

Invernizzi e Di Martino hanno ben spiegato che non è affatto una questione secondaria l’interpretazione che si è data per anni di Dante. È come se ci fossero state tre grandi correnti di lettura di questo mito dantesco. La prima va da Croce a De Sanctis e vede una contraddizione fra il Dante poeta e il Dante cristiano-teologo. Il poeta amerebbe Ulisse, ma il teologo, come ha detto efficacemente Di Martino, lo “castra”.

 

C’è poi una lettura religiosa che vede nel desiderio di Ulisse una esagerazione anche rispetto a Dio, il “folle volo” sarebbe una colpa, anche cristiana. Mentre è la lettura che propone don Luigi Giussani ne Il senso religioso a rendere giustizia a questo mito.

 

Non è certo il desiderio di Ulisse una colpa, ma è il mezzo, il come, che lo porta al fallimento. Non è una questione da poco, perché nella negazione o meglio nella limitazione del desiderio si gioca una partita fondamentale. “Resecare spem longam” raccomandava già il poeta romano Orazio ispirandosi ad Epicuro. Letteralmente tagliare la propria aspirazione all’Infinito per non soffrire. Predicazione che se poteva avere un valore prima dell’Incarnazione diventa una censura stridente nel mondo dopo Cristo.

 

Non per niente l’interpretazione di Giussani è la più vicina a quelle di Eliot, Auerbach, Singleton e della dantista italiana Anna Maria Chiavacci, citata ieri a Rimini.

 

Questo ha di davvero seducente il Meeting: proporre le grandi questioni della vita e della cultura a un pubblico, spesso giovanile, molto vasto. Per questo Ulisse è passato volentieri anche da Rimini.



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