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MEETING/ Il metropolita Filaret: in Cristo non c'è divisione

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Il metropolita Filaret abbraccia Peter Erdo sul palco del Meeting (Foto di Michele Carloni)  Il metropolita Filaret abbraccia Peter Erdo sul palco del Meeting (Foto di Michele Carloni)

Io vedo un significato profondo e molto simbolico nel fatto che i temi centrali del Meeting di Rimini siano stati formulati sotto l’influsso del genio creativo dello scrittore russo Fëdor Michajlovic Dostoevskij. E più precisamente, sotto l’influsso delle rivelazioni fondamentali della sua coscienza, della sua fede cristiana e della sua natura ortodossa.

 

Non dubito che tutti voi conosciate bene il pensiero di Dostoevskij sul cuore come campo di battaglia… Il mondo ortodosso russo e gli ambienti del pensiero amano molto questa affermazione dello scrittore. Ma io mi permetto di ricordare il contesto in cui, nel romanzo I fratelli Karamazov, nasce questo aforisma, posto dall’autore sulle labbra di uno dei personaggi centrali: «La bellezza è una cosa terribile, spaventosa! […] Qui le rive divergono, qui tutte le contraddizioni vivono insieme […]. Ciò che alla mente può apparire ignominia, al cuore sembra pura bellezza […]. Ciò che fa paura è che la bellezza non sia soltanto spaventosa, ma anche misteriosa. Qui il diavolo combatte con Dio, e il campo di battaglia è il cuore dell’uomo» (Parte 1, Libro 3).

 

Qui il protagonista del racconto osserva con orrore che la bellezza è un concetto indefinibile, e che ciò che per uno è bellissimo, per l’altro può essere rivoltante. E viceversa. E non stiamo affatto parlando di categorie estetiche, bensì morali, e oggetto del discorso è la bellezza dell’essere umano.

 

Se cerchiamo di estendere questo pensiero alla nostra vita quotidiana e agli avvenimenti del mondo, vedremo come sia perfetta e universale la formula di Dostoevskij sul cuore dell’uomo come campo di battaglia fra il diavolo e Dio. Nelle contraddizioni familiari e nei conflitti internazionali, nella lotta tra le forze che si sforzano di mantenere l’ordine e quanti infrangono le norme della convivenza civile, nei contrasti etnici e nazionali, nei processi di formazione e sviluppo dei sistemi democratici in Europa e nel mondo, noi vediamo che ovunque, come dice Dostoevskij, le «rive divergono» e «tutte le contraddizioni vivono insieme».

 

Restare con Cristo

Mi sembra che Dostoevskij sia uno degli scrittori più amati e noti del mondo, proprio perché attraverso ogni suo soggetto e per bocca di ogni suo personaggio, egli parla ai lettori della coscienza. In tutta la vita, e non teoricamente bensì nella pratica quotidiana ha vissuto intensamente le tre leggi fondamentali della logica dialettica.

 

Proprio per questo, come nessun altro nella storia della letteratura universale ha potuto chiarire nella lingua del quotidiano: in primo luogo, che cosa siano l’unità e la lotta degli oppostinell’anima dell’uomo; in secondo luogo, come cambi il destino umano a seconda del passaggio dai mutamenti qualitativi a quelli quantitativi nella sua anima; in terzo luogo, che significato per la formazione della persona possa avere il rifiuto e perché nelle sorti storiche degli individui e dei popoli spesso meno per meno dia più.

 

Ma in questo caso, abbiamo il diritto di chiederci dove lui stessoabbia trovato il criterio autentico di valutazione della bellezza e della deformità della vita umana. In chi ha visto l’ideale perfetto, seguendo il quale il mondo può risorgere? In che cosa, infine, consiste quella bellezza che salverà il mondo, come credeva fermamente Dostoevskij?

 

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